I quintetti paralleli Accardo & Friends

Una parabola immaginaria attraverso l’Ottocento, da Schubert a Brahms.

di Ilaria Rossi

Tonight at 21.15 at Palazzo Chigi-Saracini the world-wide famous violinist Salvatore Accardo and his friends will offer us a journey through the romantic chamber music of Franz Schubert and Johannes Brahms.


 

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È un concerto carico di attesa quello che si terrà questa sera alle 21.15 per il Chigiana International Festival #SoundingTimes nel Salone di Palazzo Chigi Saracini: Salvatore Accardo traccerà una parabola immaginaria attraverso l’Ottocento proponendoci il Quintetto per archi in Do maggiore op. 163 D.956 di Franz Schubert e il Quintetto in Fa minore op.34 di di Johannes Brahms. 

Con lui sul palco ci saranno i fedelissimi membri del suo quartetto – Laura Gorna al violino, Francesco Fiore alla viola e Cecilia Radic al violoncello – insieme a Stefania Redaelli al pianoforte e a un altro maestro chigiano: Antonio Meneses (violoncello). La fama di Accardo è ormai leggendaria: a lui numerosi compositori hanno dedicato loro opere, la sua scuola violinistica vanta allievi che oggi calcano i palchi più importanti in tutto il mondo, e basta sapere che il suo rapporto con l’Accademia Chigiana nasce con l’ammissione ad honorem ai corsi dell’Accademia dopo essere stato ascoltato dal conte Guido Chigi Saracini in persona.
Tra le composizioni dell’ultimo periodo di Franz Schubert (1797-1828), il Quintetto per archi in Do maggiore op. 163 emerge innanzitutto per la particolarità del suo organico, che prevede due violoncelli al posto delle tradizionali due viole. Ultimato poche settimane prima della precoce morte del compositore, il Quintetto dovrà attendere 22 anni prima di poter prendere vita attraverso il suono. L’iniziale Allegro ma non troppo, ampio ed estremamente ricco di idee, costituisce la base di un percorso sonoro dilatato nel tempo: le “celestiali lunghezze” delle quali parlava Schumann. Si passa poi all’espressività dell’Adagio in Mi maggiore, dove un materiale tematico sospeso trova il suo apice lirico. Segue il terzo movimento, lo Scherzo, Presto – Trio, Andante sostenuto. Al primo, impetuoso ed energico, si contrappone per tonalità ed intenzione il secondo, con uno slittamento evidente degli strumenti verso il registro più grave: si crea così la densa e varia mescolanza di timbri che caratterizza questa scrittura quasi più orchestrale che cameristica. Approdo finale è un Allegretto – Più Allegro slanciato e deciso, con citazioni prese dai movimenti precedenti.

Dal “romanticismo modesto e inconsapevole” di Schubert (come lo descriveva Massimo Mila) si passa a un capolavoro assoluto come il Quintetto in Fa minore op.34 per archi e pianoforte di Johannes Brahms (1833-1897).

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Il filo conduttore che lega le due composizioni potremmo dire è quello della loro eccezionalità: anche in questo caso l’unico quintetto della variegata produzione di Brahms nasce per un organico a due violoncelli. Successivamente, in seguito alle riflessioni e i consigli scambiati con due figure care quali quelle di Clara Wieck e il violinista József Joachim, Brahms rielabora il materiale per due pianoforti sotto il nome di Sonata op. 34b. Un ulteriore ripensamento porta a compimento questa resa travagliata della densità sonora nel 1864: con una sintesi hegeliana dei due tentativi precedenti, Brahms opta alla fine per un organico di pianoforte e quartetto d’archi.

L’abbondanza di idee salta all’occhio nell’ampio primo movimento, l’Allegro non troppo: una forma sonata basata su tre temi principali, cantabile ed allo stesso spiccatamente ritmica. Segue un Andante, un poco Adagio in La bemolle maggiore, in netto contrasto col movimento precedente: tutti gli strumenti si raccolgono in un pianissimo, dando vita ad un’atmosfera sognante e drammatica. È nello Scherzo – Allegro e Trio che tutti gli stilemi caratteristici della scrittura di Brahms emergono, articolati in un crescendo di agitazione e tensione. Questo climax di sviluppo sempre più intenso del materiale sonoro termina nel Finale – Poco sostenuto, Allegro non troppo, dove la costante rielaborazione e l’espansione delle idee musicali trova un ulteriore punto di contatto con la scrittura cameristica di Schubert.
Due composizioni legate dal filo comune di una sonorità piena, estremamente densa, questa sera ore 21.15 al #ChigianaFest con Salvatore Accardo & friends. Non mancate, vi aspettiamo nel salone dei Concerti dell’Accademia!

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