Alfredo Casella: compositore, critico e docente chigiano

Giovedì 31 Marzo 2016 ore 18.15
Palazzo Chigi Saracini, Salone dei Concerti

Fiamma Nicolodi – musicologa; Donato De Carlo – musicologo;
Allievi, Docenti e Laureati dell’Istituto Superiore di Studi MusicaliRinaldo Franci
Classi di pianoforte, voce, flauto


«Mi sono sempre considerato come un combattente al quale una potenza superiore aveva affidato un avamposto e che doveva adempiere al dovere senza perdere un minuto con inutili dubbi oppure superflue interrogazioni».

(A. Casella, I segreti della giara, Sansoni, Firenze 1941)

Figlio dell’ambiente artistico e intellettuale torinese di fine Ottocento, Alfredo Casella si trasferì a Parigi ancora adolescente, con la madre, per seguire le lezioni di Leroux e Fauré al Conservatorio. Ma fin da subito, insieme a compagni di studi come Enescu e Ravel, iniziò a frequentare i circoli letterari dove si potevano incontrare Zola, Gide, Proust, Daudet e il pittore Degas. L’immediata familiarità con un clima vivace e cosmopolita influenzerà significativamente l’orientamento di una vita sospinta fondamentalmente da tre passioni: una curiosità irrefrenabile per la contemporaneità; l’attrazione verso lo studio del patrimonio musicale barocco e classico; il fermo desiderio di sprovincializzare la musica italiana, combattendo i cascami del verismo e recuperando la sua antica tradizione strumentale, per riportarla a dialogare con i tedeschi Schönberg, Mahler e Strauss, o i russi Balakirev, Glazunov, Rimskij-Korsakov e il giovane Stravinskij, di cui Casella diresse molte prime esecuzioni italiane.

«Sono stato per lunghissimi anni impopolare nella mia patria, ed è solamente da poco tempo che questa ostilità tende ad attenuarsi ed a lasciare posto ad una più serena valutazione della mia arte e della mia azione, ad una indagine critica la quale finalmente riesca a liberare la mia figura artistica da troppi pregiudizi e da troppi equivoci. Riconosco d’altronde senza difficoltà che la mia natura così decisamente nemica verso l’arte-sfogo, l’arte autobiografica, l’arte impura insomma, non era certo indicata per facilitarmi la via in un paese dove l’arte così detta passionale (veduta attraverso l’eredità veristica) costituisce precisamente il modello favorito alle folle».

(A. Casella, I segreti della giara, cit.)

Instancabile animatore della cultura musicale italiana del primo Novecento con la fondazione di riviste, società artistiche e festival di musica contemporanea, Casella capì l’importanza delle reti di relazioni internazionali per favorire la circolazione di idee e opere dei suoi coetanei appartenenti alla “generazione dell’Ottanta” come Pizzetti, Malipiero, Respighi, ecc.
Da compositore, l’apertura agli stimoli più diversi lo portò a musicare versi di Baudelaire, Verlaine e Cino da Pistoia; Carducci, D’Annunzio e Trilussa. Trasse ispirazione tanto dalle sperimentazioni timbriche dei moderni francesi quanto dalle musiche popolari del Meridione d’Italia, alla ricerca di uno stile che fosse nazionale ed europeo allo stesso tempo. Ma fu anche ardito trascrittore, convinto che trascrivere fosse un modo per donare un supplemento di vita all’opera di un altro autore. Casella ha curato edizioni dall’opera pianistica di Chopin, Beethoven, Mozart e Mussorgskij, e buona parte della musica per tastiera di Bach. Trasponeva dal pianoforte ai suoni orchestrali le composizioni di Schubert e Albeniz, ma anche il jazz di Irving Berlin.
Tuttavia, l’interesse fu travolgente verso il Settecento italiano – Vivaldi, Alessandro e Domenico Scarlatti, Torelli, Sammartini -, il Seicento di Monteverdi e Frescobaldi, e il primo Ottocento di Clementi e Rossini. E fu proprio grazie all’incontro con Guido Chigi Saracini, un altro amante del barocco, che Casella riuscì a dar vita a due iniziative che segnarono la storia della musica italiana del Novecento. Così, con un messaggio, Casella si presentò al Conte:

Casa Barzellotti, Piancastagnaio (Siena), 1 agosto 1926

A S.E. il Conte Guido Chigi Saracini
«[…] sarei oltremodo onorato se mi fosse possibile – durante la mia permanenza nel Senese (la quale si prolungherà sino a fine ottobre) di incontrarLa a Siena e di conoscere personalmente una delle maggiori e più nobili figure del nostro (purtroppo così ristretto) mecenatismo nazionale. Qualora Ella volesse combinare con me un appuntamento L’avverto che ho intenzione in ogni caso di recarmi a Siena per il prossimo Palio».

Casella descriveva il nobile senese come totalmente avverso ad ogni modernità in musica, tanto da riferirsi ai compositori dell’epoca con l’epiteto di “farmacisti”, in quanto “manipolatori di formule al di fuori di ogni ispirazione”. Paradossalmente, fu invece proprio Guido Chigi a finanziare nell’estate del 1928 l’organizzazione a Siena del “Sesto Festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea”, dove insieme alle musiche di Prokofiev, Walton, Webern, Hindemith, Falla, proprio Casella diresse Les Noces, il balletto di Stravinskij.
Casella, tuttavia, intuiva le vere intenzioni del Conte, il quale ben sopportava le più spietate sperimentazioni d’avanguardia sicuro che, in fondo, la frequentazione di certi ambienti gli avrebbe dato l’occasione di conoscere studiosi di fama che lo avrebbero poi aiutato nelle sue indagini sulle antichità della musica senese e italiana. Quindi, all’interesse per l’attualità musicale, Casella aveva saputo sposare progressivamente la ricerca dei monumenti musicali italiani, su cui già avevano cominciato a lavorare altri personaggi vicini al Conte come la violinista Olga Rudge, lo storico Sebastiano Arturo Luciani e Ludwig Landshoff.

Con la complicità e l’energia di Casella, insieme a un pugno di fidati collaboratori, il conte Chigi trasformò dunque l’appuntamento estivo nella Settimana Musicale Senese che, a partire dal 1939, fu dedicata nelle prime quattro edizioni rispettivamente a Vivaldi; agli Scarlatti; ai musicisti veneziani fra XVI e XVIII secolo; a Pergolesi. Perché la Settimana Senese fosse unica nel panorama concertistico nazionale, Guido Chigi richiamava ossessivamente Casella ad un atteggiamento di rigore filologico di fronte a quelle partiture ancora tutte da decifrare, altrove suonate con ampie concessioni al gusto moderno. Così, all’indomani della prima edizione, che aveva riportato alle orecchie del pubblico molte composizioni vivaldiane rimaste in silenzio per circa due secoli, Casella scriveva al Conte:

Roma, 26 settembre 1939

carissimo Amico,
rispondo alla tua lettera di ieri. […] Siamo rientrati nella capitale, sempre bellissima anche se priva di automobili (le risuscitate “botti” ci riportano alquanto all’epoca del Viaggio in Italia di Goethe). Pensiamo con viva nostalgia alla settimana, [al]le mirabili musiche, alle belle esecuzioni, all’Olimpiade, a S. Francesco. Ma soprattutto pensiamo a Te, alla tua figura che esce così alta e nobile (non parlo come puoi pensare, del fisico!) da questa vittoriosa iniziativa, che ha posto il Tuo nome in così fulgida luce, in cotanta rinnovata benemerenza presso l’Italia tutta, la quale deve a Te una delle sue più belle tappe nel campo storico nazionale.

Oltre ad essere intimo sodale e ascoltato consigliere del Conte Guido, Casella tenne presso l’Accademia Chigiana la classe di perfezionamento di pianoforte a partire dal 1932, cui si aggiunse nel 1940 l’insegnamento di Estetica e Storia della Musica.
Nell’estate 1942, colpito da malattia proprio mentre era a Siena, dovette abbandonare a malincuore l’incarico. Morirà a Roma il 5 marzo del 1947.
Con i musicologi Fiamma Nicolodi e Donato De Carlo ripercorreremo l’intreccio fra la carriera di Alfredo Casella e le vicende dell’Accademia Musicale Chigiana a cavallo fra gli anni Venti e i Quaranta del Novecento: periodo di grandissimo fermento culturale, di memorabili invenzioni artistiche, ma anche di discusse relazioni con il regime fascista, necessarie per portare avanti senza ostacoli le attività di un’istituzione di carattere nazionale e internazionale come fin dall’inizio ha voluto essere l’Accademia Musicale Chigiana. La conversazione e la lettura di alcuni frammenti del carteggio inedito fra il Conte e il compositore verranno intervallati da una selezione di musiche di Casella eseguite da allievi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “R. Franci”.

Didascalie immagini:
Felice Casorati (1926), Ritratto di Alfredo Casella, olio su tela, Firenze, Collezione Privata;
Alfredo Casella, la moglie Yvonne Müller e la figlia Fulvia, Siena, Collezione Chigi Saracini;
Guido Chigi, Alfredo Casella, Gaspar Cassadò, Siena 1937, Collezione Chigi Saracini;
Alfredo Casella, la moglie Yvonne Müller e la figlia Fulvia, Siena, Collezione Chigi Saracini.

Stefano Jacoviello