Alla corte del clarinetto

di Andrea Pistorio

Mozart or Jazz, Poulenc or Chick Corea? Why choose if you can have them all? Clarinet trio composed by Alessandro Carbonare, Perla Cormani and Luca Cipriano brought us into a journey across all the shades of the clarinet and beyond musical genres.


Cos’hanno in comune Mozart, Poulenc, Chick Corea e la musica klezmer? No, non si tratta dell’inizio di una pessima barzelletta ma di una domanda che potrebbe venire in mente leggendo il programma eseguito dal trio di clarinettisti Carbonare, Cormani e Cipriano la sera del 27 luglio, nel suggestivo Salone dei Concerti di Palazzo Chigi Saracini per il concerto di #SpaceinSound.

Il piccolo ensemble ci ha fornito una performance esaltante. Non solo è stato piacevole ascoltarli ma i tre hanno fatto sembrare semplice e divertente ogni brano, regalando diversi colpi a effetto che hanno conquistato gli spettatori.

Ciò che più conta però è il messaggio culturale che si può rintracciare nel programma musicale della serata, sintetizzato dalla voce del maestro Carbonare: «Se continuiamo a suonare Mozart, perché Mozart è bello e lo conoscono tutti, non andiamo più avanti. Bisogna suonare dell’altro. Se non si propone la musica del Novecento, la gente non la conoscerà mai. Proporla in maniera un po’ ironica come faccio io, alternandola con brani di carattere diverso, può far sì che entri a far parte della vita delle persone». Questa frase coglie perfettamente lo spirito di ciò che abbiamo ascoltato. Una proposta eterogenea che ha mescolato stili ed epoche, riunendo sul palco i diversi membri della famiglia dei clarinetti.

Nel Divertimento n. 3 per tre corni di bassetto K. 439/I di Wolfgang Amadeus Mozart, si percepisce da subito l’affiatamento del trio. Il brano alterna momenti rapidi e incalzanti ad altri più distesi in cui ci vengono restituite tutte le sonorità del corno di bassetto, strumento prediletto da Mozart che qui si diverte a sfruttarlo appieno.

La Sonata per due clarinetti di Francis Poulenc racconta una storia molto diversa. Carbonare e Cipriano imbracciano lo strumento e duettano con eleganza su un primo movimento dall’andamento claudicante grazie ai molti cambi di tempo. Persino la loro gestualità evidenzia questo andamento inebriante. Nel secondo movimento gli arpeggi delicati, quasi impalpabili, del maestro Carbonare ci rilassano e sostengono un tema che diventa sempre più sommesso e malinconico per poi rianimarsi e investirci con forza nell’ultimo passaggio.

Siamo ancora sospesi nei salotti francesi del primo Novecento, quando veniamo colpiti con forza dalla Jazz Suite arrangiata da Luca Cipriano a partire da musiche del pianista Chick Corea. Un concentrato di alcuni dei temi più energici del jazzista italo-americano Armando’s Rhumba, Song for Sally e Spain. Grazie alla solidità garantita da Perla Cormani e Luca Cipriano non sentiamo la mancanza della tradizionale sezione ritmica formata da contrabbasso e batteria. Inoltre Cipriano si dimostra un valido improvvisatore, le sue frasi sono torrenziali, ricche di note e molto articolate. Una vera e propria ubriacatura sonora.

Sulle note di Spain, Carbonare e Cipriano danno prova di volere, e sapere, intrattenere il pubblico scendendo in platea e percorrendo la sala, scherzando con gli spettatori per poi ricomporre il trio sul palco, chiudendo il primo set con un numero pirotecnico. Lo spazio sonoro del salone ne viene totalmente ridisegnato e ci lascia piacevolmente sorpresi da questo fuori programma.

Dopo l’intervallo largo ai giovani! Si torna a Mozart con il celebre Adagio Massonico per due clarinetti e tre corni di bassetto K 411 b. Sul palco salgono i due allievi del M° Carbonare: Alessandro Bevari e Yoshua Fortunato. Proprio quest’ultimo riceve la consegna da parte di Paola Basagni, responsabile dell’Ufficio commerciale e prodotti retail del Monte Paschi Siena, del tradizionale premio destinato a un allievo chigiano particolarmente meritevole. Bevari e Fortunato si dimostrano all’altezza della prova, e non sfigurano accanto ai più esperti musicisti regalandoci una buona esecuzione e diversi motivi per nutrire buone speranze sul loro futuro.

I ragazzi si prendono i meritati applausi e lasciano la scena alla formazione salita sul palco a inizio serata. Con il frizzante  Divertimento n.1 per tre corni di bassetto K 439b/III, salutiamo Mozart e ci tuffiamo in una suite tratta da alcuni brani popolari klezmer arrangiati da Luca Cipriano. Lo introduce il M° Carbonare, soffermandosi sull’importanza di questo genere musicale e del suo ruolo fondamentale per lo sviluppo della pratica clarinettistica nel mondo.

Immancabile il riferimento a David Krakauer, clarinettista americano specializzato in questo genere e che sarà di scena all’interno del festival il 3 agosto, alle 21.15 in Piazza Provenzano per lo speciale Chigiana meets Siena Jazz, con lui una band di stelle composta da Avishai Cohen alla tromba, Roberto Gatto alla batteria, Chris Tordini al contrabbasso e Antonio Caggiano al vibrafono.

Il brano è stato arrangiato da Luca Cipriano, e risulta la fusione di due canzoni della tradizione popolare dell’est Europa: A russian melody e Odessa Bulgarish a cui viene inframezzata una libera improvvisazione. Luca Cipriano si muove agilmente all’interno brano, utilizzando a tratti una un suono ancestrale.

A Russian melody: https://www.youtube.com/watch?v=HDmyYGhldu0

Al termine del concerto, acclamati a gran voce, i musicisti sono tornati sul palco eseguendo un bis formato dall’intrecciarsi di tre celebri blues del sassofonista Charlie Parker: Billie’s BounceNow’s the Time e Blues for Alice. Una brevissima miniatura di tre minuti scarsi che ci lascia entusiasti.

Non contento e instancabile Alessandro Carbonare ha continuato a suonare da solo anche dopo la fine del bis proponendo Clarinettologia, scritto dal clarinettista Gaspare Tirincanti a partire da un’improvvisazione di Charlie Parker: un brano agile e brillante in cui ha mostrato tutte le sue doti tecniche. Carbonare prende il pubblico per mano e lo guida attraverso tutta l’esperienza d’ascolto e ci esalta con un’energia da autentico mattatore.

Il pubblico, numeroso e attento, dimostra di aver capito le intenzioni dei musicisti e risponde con diversi minuti di applausi, chiamandoli più volte alla ribalta. I quattro numi tutelari raffigurati agli angoli della sala (Frescobaldi, Palestrina, Guido d’Arezzo e Monteverdi) sorridono soddisfatti, la loro eredità è ancora al sicuro all’interno di queste mura.