Alla scoperta dell’America perduta

di Francesco Milella

America is already part of our musical culture more than any other part of the world. However, we still ignore its authentic musical space. Tonight Antonio Meneses and Monica Cattarossi invite us to discover it with music for cello and piano by Ginastera, Barber, Piazzolla, Vicente Guerra e Almeida Prado.


L’America è ormai parte della nostra cultura musicale più di qualsiasi altra regione del mondo. Da colonizzatori siamo oggi diventati colonizzati subendo senza possibilità di rifiuto le sue tendenze musicali e sociali: il rock e il jazz, la musica pop, il rap e i divi delle teen-ager ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. Ma non è questa l’America di cui oggi vogliamo parlare. Non è questa l’America che ci interessa.

Oggi vogliamo ascoltare un’altra America, vogliamo scoprire suoni e spazi che l’Europa di oggi continua ad ignorare. Questa sera supereremo la frontiera col Messico per entrare in un mondo misterioso considerato da sempre una provincia dell’Europa, e che non è mai riuscito a conquistare il meritato spazio nel mondo della grande musica occidentale, vivendo quasi in disparte, o osservato con superiore curiosità, o ignorato e disprezzato da chi vedeva nel vecchio continente l’apice assoluto dell’espressione artistica. Stiamo parlando dell’America Latina.

Certo, la colonizzazione musicale da parte dell’occidente era stata talmente ossessiva e capillare da tarpare le ali ad ogni possibile speranza di emancipazione sonora riuscendo a imporre modelli culturali che sono perdurati per decenni anche dopo i processi di indipendenza. Ma anche noi ci abbiamo messo del nostro: vittime del nostro atavico eurocentrismo abbiamo sempre creduto – e forse continuiamo a credere – che l’America Latina fosse incapace di generare grandi personalità musicali in grado di competere con i grandi compositori europei e di creare linguaggi sonori degni di fare storia.

Nel XX secolo il nostro sguardo si è aperto ma solo alla letteratura e alla pittura che, ai severi occhi dell’occidente, sono state in grado ad emanciparsi trovando, non senza difficoltà, un loro linguaggio e una loro estetica testimoniando la propria identità e le proprie diversità. E la musica? È davvero possibile, come molti credono, che la musica latinoamericana non sia riuscita a generare geni pari a quelli che invece la pittura e la letteratura avevano già ampiamente consolidato e diffuso in tutto l’occidente, da Frida Kahlo a Gabriel García Márquez?

La risposta ovviamente è no, almeno non con la stessa forza. Ma non vi preoccupate: oggi il Chigiana International Festival and Summer Academy vi dà l’occasione di recuperare. Guidati dal violoncello brasiliano di Antonio Meneses, docente presso l’Accademia Chigiana nonché solista di fama internazionale, e dal pianoforte di Monica Cattarossi, avremo la straordinaria opportunità di partire alla scoperta di quest’America perduta, delle sue memorie sonore, dei suoi spazi musicali, dimenticati nelle avventure della storia e nei pregiudizi europei ma che per fortuna hanno trovato voce e spazio nelle pagine di alcuni dei più grandi compositori d’oltreoceano.

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Protagonista sarà tutto il Novecento, emblematico secolo breve, in cui la musica latinoamericana riesce a risvegliarsi sotto la spinta di un nazionalismo politico e dunque culturale desideroso di recuperare identità sonore che, pur adottando strumenti e forme europee, fossero in grado di dare voce all’America Latina più autentica e profonda.

Inizieremo con la musica modernista di José Guerra Vicente (1907-1976), portoghese di nascita ma brasiliano di adozione, e le sue Cenas Cariocas, composte nel 1961 e presentate nel 1962, stesso anno in cui la Bossa Nova di Joao Gilberto iniziava ad affermarsi a livello internazionale. Dopo una breve parentesi statunitense con la sonata per violoncello e pianoforte di Samuel Barber composta nel 1933 durante un viaggio nel continente europeo, Meneses e Cattarossi ci riporteranno in America Latina, passando questa volta dall’Argentina.

Partiremo con Alberto Ginastera, nato a Buenos Aires nel 1916 e morto a Ginevra nel 1983 dove si era rifugiato per scappare dalla violenta dittatura che stava strozzando il suo paese, di cui ascolteremo la sua Pampeana n. 2 op. 21 (1950), rapsodia per violoncello e pianoforte in omaggio alle famose pampas, vaste e suggestive pianure delle regione centrali dell’Argentina. Dopo una sosta in Brasile con la sonata per violoncello e pianoforte di José Antônio Almeida Prado, allievo di Olivier Messiaen e Nadia Boulanger e recentemente scomparso a San Paolo, concluderemo il nostro viaggio tornando in Argentina col celebre Astor Piazzolla, genio assoluto del tango di cui è stato uno dei più nobili divulgatori, di cui ascolteremo Le Grand Tango composto nel 1982 per il grande violoncellista russo Mstislav Rostropovič.

Non si esauriscono certo qui le infinite meraviglie sonore dell’America Latina: ogni suo spazio infatti, dalle Ande cilene ai deserti del Messico, nasconde suoni e memorie che meritano tutta la nostra attenzione. Ma è giusto partire con un piccolo assaggio, evitando inutili abbuffate. Solo così potremo entrare più delicatamente in questo meraviglioso spazio sonoro, che dopo tanta sofferenza e fatica, dopo colonizzazioni e sanguinose dittature, è finalmente riuscito a trovare la sua voce. Una voce che aspetta di essere ascoltata.