Due Maestri chigiani in concerto

L’omaggio di Boris Belkin e Lilya Zilberstein alla musica romantica e al Novecento russo.

di Chiara Cesaro

Tonight at 21:15 the great violinist Boris Belkin and the piano virtuoso Lilya Zilberstein will meet for the second year on the stage of the Chiesa di Sant’Agostino to play Schubert, Šostakovič and Brahms.


Stasera la chiesa di Sant’Agostino alle 21:15 si farà cornice di un altissimo momento musicale i cui protagonisti saranno Boris Belkin e Lilya Zilberstein.

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I due maestri sono veri capisaldi del virtuosismo musicale mondiale, tra i fiori all’occhiello delle docenze di cui l’Accademia Chigiana può fregiarsi. Nella scorsa edizione del #ChigianaFest avevano saputo regalare al pubblico un concerto indimenticabile, stupendo panorama sul periodo d’oro della musica viennese. Quest’anno omaggiano due grandi della musica romantica con incursioni nel Novecento russo.

Il concerto si aprirà con la sonata n. 4 in la maggiore op.162 D. 574 di Schubert. Nel 1817 a Vienna esplodeva la febbre rossiniana, la quale non risparmiò neppure Schubert: nella produzione di quegli anni ci sono chiari rimandi al padre del Barbiere di Siviglia. Ma non c’è traccia di Rossini nella Sonata in La Maggiore composta durante l’agosto di quell’anno; negli echi del brano che rimandano ad un’atmosfera calma e rilassata si nasconde una scrittura violinistica mozartiana estremamente impegnativa. L’apertura del brano è memorabile: il violino sorvola la melodia di pianoforte, iniziando un gioco contrappuntistico con quest’ultimo. Il primo movimento è capace di muovere rilassato i due strumenti in un dialogo di estremo piacere per l’orecchio, mentre il secondo movimento è un’esuberante scherzo, pieno di frasi irregolari, repentini cambi di dinamica e vertiginosi salti per il violino. In questa seconda parte, Schubert ci porta in remote regioni tonali attraverso veri e propri “giochi di prestigio musicali”: iniziando con innocenza, l’avventura armonica si apre con una debole reminiscenza dello scherzo, fino al finale, un movimento di irresistibile verve che combina la generosità melodica del primo movimento con l’esuberanza dello Scherzo e del capriccio tonale.

Belkin e Zilberstein ci porteranno a questo punto nel Novecento russo con una selezione dai 24 Preludi Op. 34 di Šostakovič. Composti durante l’inverno del 1932/33, come i 24 Preludi e Fughe Op. 87 anche quest’opera è strutturata in un ciclo di 12 composizioni per le tonalità maggiori e 12 per quelle minori. Questi Preludi vennero scritti in un periodo nel quale il compositore si stava dedicando a composizioni orchestrali, regalando uno sguardo più intimo sull’universo musicale del compositore. La natura dei Preludi è breve e aforistica, ogni frammento che li compone è ben definito e caratterizzato, distillando la il carattere di ogni brano per dipingere dei personaggi molto ben definiti. Nel tempo, quest’opera ha visto arrangiamenti per diversi strumenti e orchestre; 19 dei 24 preludi dell’Op. 34 furono trascritti negli anni ’30 per violino e pianoforte da Dmitrij Zyganov, violinista del quartetto d’archi Beethoven e amico di Šostakovič. Il compositore dichiarò: «Quando ho ascoltato le trascrizioni, nel frattempo avevo dimenticato di aver effettivamente composto i Preludi per pianoforte. Sembrano così violinistici!» Lera Auerbach completò gli arrangiamenti per violino e pianoforte dei restanti cinque preludi nel 2000. Qualunque sia la lunghezza, e qualunque sia il mezzo, ciascuno di questi Preludi è un’ulteriore prova, se fosse necessaria, di come Šostakovič sia stato in grado di distillare il suo genio negli spazi musicali più minuti, oltre a riempire le vaste tele della musica sinfonica rendendola immensa.

Il concerto si chiuderà con la Sonata n. 3 in re minore op. 108 di Brahms. Gli equilibri strutturali tra violino e pianoforte, così attentamente osservati nelle sonate in chiave maggiore del compositore, non sono così facilmente raggiunti in questa composizione, dove la parte pianistica rimane molto più vicina all’idea di concerto brahmsiano che non alla musica da camera: non sembra quindi inappropriato che l’opera venga dedicata al grande pianista e amico del compositore Hans von Bülow. L’Adagio in questa sonata è profondamente risonante e riccamente melodico. Lo scherzo – Un poco presto e con sentimento –è un’elegante ingegno perfettamente equilibrato, che descrive un personaggio avvolto dal mistero. Clara Schumann lo descrive «come una bella ragazza che gioca con il suo amante», pur mantenendo un retrogusto di malinconia e amarezza in cui solo i sentimenti più complessi e profondi si possono identificare. La linea melodica controllata e continua che è stata dipinta fino a questo momento viene liberata dal giogo, rilasciando tutta la musica più turbolenta e drammatica della Sonata nel movimento finale del Presto agitato.

Attraverso il pianoforte di Lilya Zilberstein e il violino di Boris Belkin, avremo la fortuna di assistere all’evoluzione della sensibilità nella tradizione della musica da camera europea, decollando con la giocosa tranquillità di Schubert, sorvolando l’intimità di Šostakovič per atterrare nella catartica libertà di Brahms. Un vero e proprio #SoundingTimes!

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