Boris Belkin, Lilya Zilberstein e il periodo d’oro della musica viennese

di Chiara Cesaro

Tonight’s appointment will bring the audience to a journey into the sound of Boris Belkin’s violin and Lilya Zilberstein’s piano. The program covers the main Viennese authors, from Mozart to Schubert.


Stasera alle 21:15 presso la Chiesa di Sant’Agostino, l’attesissimo appuntamento di Chigiana Legends vedrà due giganti della musica assieme per la prima volta, Boris Belkin e Lilya Zilberstein.

LilyaZilberstein_fotoRobertoTestiCon grande orgoglio per l’Accademia Chigiana, Boris Belkin rinnova il suo impegno con Siena ogni anno dal 1986. Anche Lilya Zilberstein non ha bisogno di molte presentazioni: è solo l’ultima docente di una classe che ha visto nel Novecento i più grandi pianisti del mondo. Se nel 2016 la Zilberstein ha regalato al #ChigianaFest insieme ad Antonio Caggiano, Anton Gerzenberg e Simone Buttà una selezione di musiche composte fra Otto e Novecento, quest’anno insieme a Belkin il programma verterà sul periodo d’oro della musica viennese: un percorso che parte dalla Sonata in Si bemolle maggiore K 378 di Mozart, passando attraverso la Sonata in Sol maggiore op. 30 n. 3 di Beethoven, fino alla monumentale e impervia Fantasia in Do maggiore D 934 di Schubert.

Nella composizione di Mozart, il pianoforte si diverte ad inseguire il violino, che lo sfida con acrobatici salti, senza dimenticare i momenti di riposo e respiro, in un susseguirsi di figure melodiche divertenti e liete. La Sonata in Si bemolle maggiore K. 378 è un modello di leggerezza e spontaneità. Insieme alle altre sonate con cui viene pubblicata a Vienna nel 1781, incontra subito grandi consensi tra il pubblico dell’epoca, come annota un commentatore dell’autorevole “Magazin der Musik” che le riconosce ricche di nuove idee musicali, combinate tra violino e pianoforte in maniera così capace che, per l’esecuzione, necessitano di due solisti di enorme abilità ed esperienza. Ciò era il segno che Mozart fosse giunto a considerare i due strumenti “coprotagonisti”.

Dopo Mozart, sarà la volta di Beethoven, con la terza delle sue tre sonate per violino op. 30, scritte intorno al 1802 a Heiligenstadt. Il compositore tedesco si era recato in primavera nella cittadina su consiglio del suo medico, con l’intento di riposare l’udito, che aveva cominciato a perdere da qualche anno. In ottobre, nel preparare il proprio ritorno a Vienna dopo la vacanza, scrisse un documento indirizzato ai suoi due fratelli. Ritrovato dopo la morte, questo documento è conosciuto come Testamento di Heiligenstadt. È datato ottobre 1802 e racconta i sentimenti più tristi e sconsolati del compositore: il suo udito non aveva mostrato miglioramenti e si era reso conto che la sua infermità sarebbe diventata permanente. Il Testamento è sempre stato considerato una testimonianza di capitale importanza della disperazione che spesso schiacciava Beethoven in questo periodo della sua vita. In una condizione di grande sconforto, le Sonate aprono un inatteso  momento di luce e lirismo.

La sonata in Sol maggiore, di aria pastorale, dipinge una Natura romantica, benigna, sin dal primo Allegro in 6/8. Mentre l’avvicendarsi degli strumenti rimanda agli echi settecenteschi, il compositore gioca con lo stile concertante. L’Allegro finale, un rondò, ammicca al mondo popolare dei sobborghi viennesi, quel mondo che per Schubert si tingerà di malinconia.

E proprio con Schubert la serata si concluderà. Solitamente si pensa alla Fantasia op. 159 come a una musica disimpegnata, poiché in essa domina la componente virtuosistica del solista. Nonostante ciò, non mancano le peculiarità dello stile schubertiano, quali la varietà armonica e ritmica; infatti, la prima esecuzione del brano venne accolta con una certa freddezza dalla critica viennese, che non capì la trattazione più libera della forma che Schubert aveva voluto adottare. La gazzetta musicale lipsiense afferma: «Una nuova Fantasia di Schubert non suscitò il minimo interesse. Se vogliamo essere obiettivi dobbiamo dire francamente che questa volta il popolare compositore è andato fuori strada». La comprensione di questa composizione si è fortunatamente evoluta nel tempo, e oggi il senso di libertà che la caratterizza si è sedimentato dentro le nostre anime.

Attraverso il pianoforte di Lilya Zilberstein e il violino di Boris Belkin, avremo la fortuna di assistere all’evoluzione della sensibilità nel mondo musicale viennese, passando da un composto seppur giocoso Mozart, fino all’intimità che nella Fantasia di Schubert fa da sovrana.