Chigiana meets Siena Jazz

di Ilaria Rossi

Tonight at 21.15 will take place in the suggestive frame of the Chiesa di Sant’Agostino the performance of the visionary “In C” (1964), considered the masterpiece of minimalism, by the American composer Terry Riley. Protagonist of the evening will be a miscellaneous ensemble created for this special occasion by the meeting of professors and apprentices from the two major academies of music of Siena: Accademia Chigiana and Siena Jazz.


Stasera alle 21.15 avrà luogo nella suggestiva cornice della Chiesa di Sant’Agostino la performance del visionario “In C” del compositore americano Terry Riley, scritto nel 1964 e considerato il brano che ha reso popolare il minimalismo musicale. Protagonista della serata sarà un ensemble creato per questa speciale occasione dall’incontro tra maestri e allievi dell’Accademia Chigiana e della Siena Jazz University.

Un incontro prolifico e carico di senso quello tra le due grandi istituzioni musicali che animano il fervore musicale e culturale senese. Una tradizione “in progress”, un sodalizio in costruzione, nato appena tre anni fa e destinato a svilupparsi verso nuovi orizzonti negli anni a venire.

Ad attenderci sul palco saranno infatti il maestro Antonio Caggiano (Direzione), otto solisti d’eccezione quali David Krakauer e Alessandro Carbonare (clarinetto), David Geringas (violoncello), Giuseppe Ettore (contrabbasso), Maurizio Giammarco (sassofono), Fulvio Sigurità e Giovanni Falzone (tromba) e Roberto Spadoni (chitarra), affiancati dalla Siena Jazz University Orchestra, il Chigiana Percussion Ensemble e altri allievi chigiani delle classi di clarinetto, violoncello, contrabbasso. In tutto più di 50 elementi per svelare gli aspetti più nascosti del suono di una tonalità, ben oltre le classiche abitudini di ascolto.

“In C” nasce dal genio di Riley nell’America del 1964: “Mi trovavo su un autobus a San Francisco e mi si rivelò improvvisamente, come in un sogno”.

Pochi mesi dopo, in Novembre, il pezzo debuttava al San Francisco Tape Music Center, imponendosi immediatamente come caposaldo e manifesto di una delle correnti fondamentali della seconda metà del Novecento, quella della Minimal Music. Nata in America tra gli anni 50 e 60 intorno ad alcune urgenze dell’avanguardia d’epoca, questo filone include alcune formule polirtimiche che si ritrovano nel jazz e in diverse espressioni della musica etnica. Lo stile è basato sulla riduzione graduale dei parametri del suono (altezza, durata, timbro, intensità, densità) che vengono fatti decadere fino al loro annullamento. Possiamo ricondurre il suo principio fondamentale alla celebre locuzione di Mies van der Rohe: “Less is more”.

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Musica profondamente basata sul dialogo e l’ascolto reciproco, sul gusto e la collaborazione estemporanea dei performers. 53 formule ritmiche (o pattern) possono essere ripetute un numero arbitrario di volte ed essere attaccate in un momento a piacere, pur seguendo la sequenza. La dimensione dell’organico, come la scelta del tempo, sono lasciate alla discrezione degli esecutori secondo le stesse “Performing Directions” che Riley ha allegato alla partitura.

“Sono ancora interessato alla musica come estasi, come qualcosa che ti trasporta via dal quotidiano verso un altro luogo”.

Un continuo pulsare e alternarsi di cellule ritmiche che prendono vita dall’interazione spontanea: ciascuno degli esecutori è chiamato a prendere un’iniziativa, nel rispetto dell’andamento del gruppo; un flusso musicale apparentemente inarrestabile, che prende forma durante il viaggio. Un evento irripetibile fatto per essere ascoltato e vissuto. Il pubblico stesso ha “carta bianca”, libero di concentrare l’ascolto ora su questa ora su quell’altra parte dell’orchestra, attraversando un paesaggio sonoro fatto di ripetizione e improvvisazione, di rigore e libertà.

Un processo di trasformazione che è descritto così, con le parole dello stesso Riley: “Quando ascolti rigorosamente un pattern che è ripreso continuamente, esso ad un certo punto incomincia a subire una sorta di cambiamento sottile, perché nel frattempo sei tu che stai cambiando”.

L’impatto di questa sua rivoluzionaria “composizione” e della sua ricerca musicale è risuonato lungo tutto il corso del Ventesimo secolo. L’influenza della musica di Riley, ipnotica, stratificata, polimetrica ed estremamente innovativa, è arrivata a sentirsi nei lavori di compositori altrettanto fondamentali  raccolti nell’etichetta del minimalismo come Steve Reich, Philip Glass e John Adams, così come nella musica dei grandi gruppi rock inglesi: The Soft Machine, i Pink Floyd e The Who, che nel 1971 gli resero omaggio con il loro storico e spettacolare Baba O’ Riley.

Vi aspettiamo questa sera per immergerci in un viaggio indimenticabile e trascendente nell’universo sonoro allestito da Terry Riley,  con l’ensemble di “Chigiana meets Siena Jazz”; per rimanere ipnotizzati e perderci in un happening musicale doppiamente unico e irripetibile, all’interno del #ChigianaFest.

[Le foto che accompagnano questo post sono di Chiara Cesaro].