Gli “appassionati” del clarinetto: da Mozart a Chick Corea

di Laura Mazzagufo

From Mozart to Chick Corea: a music program that reflects performers’ flexibility in a large repertoire and across different music genres. Alessandro Carbonare, Perla Cormani and Luca Cipriano together with Yoshua Fortunato and Alessandro Bevari tonight at Palazzo Chigi Saracini.


Quanto conosciamo la musica di Wolfgang Amadeus Mozart? C’è ancora qualcosa che non sappiamo della vita e delle opere del genio salisburghese? Un numero incalcolabile di studi e ricerche, schiere di storici e musicologi, una diffusione capillare nelle sale da concerto di tutto il mondo: se esiste un compositore che davvero non dovrebbe avere più segreti, quello è certamente Mozart.

Eppure, sembra proprio che qualcosa di nebuloso ci sia ancora, e che non tutti i dubbi siano stati sciolti. Uno di questi riguarda un gruppo di composizioni molto particolari, troppo spesso trascurate nel quadro dell’affollato catalogo mozartiano.

Il concerto di #SpaceinSound, in programma questa sera alle 21.15 a Palazzo Chigi Saracini, si apre proprio con uno dei cinque Divertimenti per tre corni di bassetto K. 439b. C’è un piccolo mistero dietro queste pagine: l’attribuzione di questo numero d’opera è stata infatti lungamente contestata da alcuni studiosi: non c’è traccia di alcun autografo e nessun riferimento nel catalogo personale del compositore.

C’è invece una lettera del 31 maggio 1800 che la vedova Mozart, Constanze, spedì all’editore Johann Anton André e in cui riferisce di «Trii per corno di bassetto ancora sconosciuti», lamentandosi del fatto che il clarinettista Anton Stadler li avrebbe a lei sottratti con l’inganno. Che si tratti proprio di questi divertimenti, sembra l’ipotesi più plausibile: ne tratta minuziosamente Marius Flothuis nella prefazione all’edizione della Neue Mozart Ausgabe, in cui vengono datati tra il 1783 e il 1788.

Ciò che di certo non lascia adito a dubbi è la freschezza e la vivacità dell’invenzione musicale, l’attacco su un tema che non può non ricordare quello celeberrimo di Eine Kleine Nachtmusik, il sapiente equilibrio tra i tre strumenti, il modo in cui i cinque movimenti si susseguono armoniosamente: tutto di gusto squisitamente mozartiano.

Anche volendo dar credito alle recriminazioni della puntigliosa Costanze, ad Anton Stadler va riconosciuto il merito – non da poco – di aver messo a punto il “clarinetto di bassetto” o “clarinetto basso”, strumento di registro inferiore al clarinetto. Mozart, affascinato dalla voce grave di questi strumenti, fu così incentivato a scrivere numerose pagine anche per corno di bassetto, strumento che appartiene ugualmente alla famiglia del clarinetto e che vanta un registro grave esteso e corposo.

L’Adagio Massonico per due clarinetti e tre corni di bassetto K 411b , scritto nel 1782, risponde esattamente non solo a queste preferenze organologiche, ma anche al proposito di comporre musica per la fratellanza massonica viennese. Dopotutto sembra proprio che il corno di bassetto fosse lo strumento tradizionalmente associato alla massoneria, probabilmente per via del gran numero di virtuosi di tale strumento che nel tardo Settecento sono stati invitati a esibirsi nelle logge viennesi. Come è facile immaginare, Anton Stadler era tra questi: è ancora una volta Costanze, nella sopracitata lettera, a raccontare di come quei due – Mozart e Stadler, appunto – non facessero altro che entrare e uscire dalla sede della loggia, tanto da arrivare a pianificare una loro società fraterna segreta chiamata “Grotto”.

Altra certezza: Mozart non fu affatto l’unico a subire il fascino del suono del clarinetto, ascoltato per la prima volta durante il soggiorno a Mannheim. Oltre un secolo dopo, ad esempio, una Sonata per due clarinetti segnò il debutto nella musica da camera di un giovanissimo Francis Poulenc.

È il 1918: il compositore, giovanissimo, ha da poco perso entrambi i genitori ed è costretto alla chiamata alle armi per arruolarsi in quella Grande Guerra che, seppur agli sgoccioli, spaventa quanto mai nessun’altra prima d’allora. Tenta l’ammissione al Conservatorio di Parigi ma per un musicista che si dimostra così prematuramente anticonformista le porte della prestigiosa istituzione restano chiuse. Dalla penna di Poulenc nascono allora quei motivi sospesi del Presto e dell’Andante, che si srotolano con circospezione in lunghi fili di note, reiterati pazientemente, senza fretta. Il Vif conclusivo dimostra chiaramente come questa sonata sia particolare non solo per l’organico e la durata (tutto si esaurisce nel giro di pochi minuti), ma anche per la capacità – un tratto tipico dello stile del compositore parigino – di stemperare i toni malinconici con passaggi scherzosi, vivaci.

13731041_1223075207733713_3788729330481921203_oAccanto alla sonata di Poulenc, a far da contrappeso alla parte mozartiana si ascolterà la Jazz Suite di Chick Corea, vera e propria icona del pianismo jazz newyorkese degli anni Sessanta e Settanta. Chi lo ha visto al fianco di Miles Davis sul palco dei più famosi jazz club americani, sa bene quanto oltre che formidabile pianista, Corea sia un instancabile compositore. Nella Jazz Suite c’è tutta l’esperienza raccolta esplorando territori anche lontanissimi gli uni dagli altri: dalla rielaborazione dei più famosi temi dei secoli scorsi alle camaleontiche armonie fusion, dalla musica vocale al “Post-Bop”, la curiosità di Chick Corea non ha confini.

Una versatilità che non poteva incontrare interpreti più calzanti: Alessandro Carbonare, Perla Cormani e Luca Cipriano, con la partecipazione degli allievi chigiani Yoshua Fortunato e Alessandro Bevari, mettono al servizio di un programma ricco di spunti e suggestioni la disinvoltura con cui sono abituati a spaziare in un repertorio molto eclettico.

La chiusura, che segue un breve ritorno sulle note mozartiane con il primo dei Divertimenti K 439b, è tutta in discesa, vorticosa e danzante, a suon di Klezmer, genere di tradizione ebraica per eccellenza, che proprio nel clarinetto trova una delle sue espressioni di più forte impatto.