Sorprese di compleanno. David Geringas festeggia in musica


di Laura Mazzagufo

Last Friday, at Sant’Agostino Church, David Geringas celebrated his 70th birthday with a surprising concert. From “Happy Birthday” played by Ian Fountain at the piano, to Chopin’s Sonata op. 65: a fashinating evening full of emotions.


Si dice che parte del fascino della musica derivi da quella sua potente capacità di creare aspettative stuzzicando la memoria dell’ascoltatore e inducendolo a costruire mentalmente delle previsioni, per poi disattenderle al momento giusto.

Immaginate allora di prepararvi all’ascolto dell’Introduzione e Polacca brillante op.3 di Chopin, di pregustare l’ariosa melodia del violoncello di David Geringas, l’attacco elegante del pianoforte, di sentirne in effetti anche il primo accordo; ma poi l’affondo di Ian Fontain sulla tastiera si prolunga ostentatamente, pomposo, in un tremolo innaturale. Qualche istante di spaesamento, e risuonano le note di Buon Compleanno: un gran sorriso si dipinge sulla bocca di tutti, il pubblico si alza in piedi, qualcuno addirittura accenna le parole del canto d’auguri.

Si apre con un inaspettato Happy Birthday, intonato al pianoforte da Ian Fontain, il concerto con cui venerdì scorso l’Accademia Chigiana ha festeggiato i 70 anni di Geringas. Il violoncellista lituano, protagonista di una straordinaria carriera, è l’instancabile docente di una delle classi di violoncello dal 2005. Undici anni di insegnamento che costituiscono per gli studenti dell’Accademia un patrimonio culturale di inestimabile valore, ereditato direttamente da una vera e propria leggenda, Mstislav Rostropovich, di cui Geringas fu allievo dal 1963 al 1973 al Conservatorio di Mosca. Non c’è barriera alcuna tra le generazioni, in questo caso, e l’insegnamento si trasmette attraverso gli anni, conservando intatto lo spirito della scuola russa: non esiste musica ben eseguita che non comunichi un messaggio, che non porti con sé l’intensità delle esperienze di vita, della conoscenza della partitura e delle emozioni di chi suona.

Questo atteggiamento nei confronti dell’interpretazione si manifesta palesemente fin dall’op. 3 di Chopin, che scorre (stavolta) senza imprevisti, con suono disteso, cantabile. L’Introduzione si impone all’ascolto con il trasporto e l’intensità che rendono immediatamente riconoscibile l’esecuzione di un fuoriclasse, ma è la serenità disarmante di quel giovane settantenne che strega l’orecchio e la vista. Persino il virtuosismo che contraddistingue la Polacca Brillante e il Gran Duo concertante su Temi di “Roberto il Diavolo” di Meyerbeer non ha nulla da ostentare, nulla che possa ricordare certi intenti esibizionisti che a lungo hanno caratterizzato questo repertorio nelle esecuzioni di tardo Ottocento: la difficoltà tecnica è percorsa in discesa, con leggerezza, quasi senza importanza.

Il terzo momento chopiniano della serata, quel capolavoro di inventiva melodica che è la Sonata op. 65, pare cucito su misura sulle corde del Guadagnini 1761 di Geringas, nel suo suono caldo e luminoso che decanta tutte le risonanze del legno di cui è fatto. Di fronte ad uno dei capisaldi della letteratura violoncellistica, il fiato sospeso del pubblico è di nuovo palpabile. La lettura “di cuore” di Geringas non si fa intimorire da certi fastidiosi inconvenienti: con un gesto che riempie di tenerezza si calca gli occhiali sul naso, chiude gli occhi in ascolto, si lancia nella foga dell’Allegro finale, si alza persino dal suo sgabello quando ancora l’archetto scorre sull’ultimo accordo, nell’impeto finale.

Dvořák è un’altra prelibata fetta della torta di questo sentitissimo compleanno: se il guizzante Rondò op. 94 non risparmia passaggi di fatica, è La calma del bosco che restituisce il Geringas che più ci affascina, tutto preso a regalare al pubblico – quasi fosse quest’ultimo il festeggiato! – quegli straordinari momenti che esplorano tutte le regioni del piano, o quella delicatezza da miniaturista negli attacchi delle frasi.

Musicista curioso ed estroverso, Geringas propone anche il György Kurtág di Signs, Games and Messages. Ciò che ad un primo impatto colpisce l’orecchio per il carattere enigmatico e un po’ occulto, si rivela uno studio sul timbro di formidabile impatto che andrebbe ascoltato dalla prima fila se non sul palco insieme all’esecutore e a quelle immaginarie visioni spettrali evocate dal violoncello.

Il pianoforte di Ian Fountain tace ancora quando ascoltiamo A Time for the Evening, Come una specie d’infinito di Nicola Sani. Il nostro direttore artistico, in apertura del concerto, aveva fatto gli auguri all’ospite festeggiato e introdotto la sua composizione, scritta anni prima per il compleanno di un caro amico. L’omaggio musicale al legame d’amicizia, che sullo spartito si incarna nelle lunghe frasi del violoncello, sinuose e vellutate, è intriso di una profonda concentrazione, che senza filtri si legge sul volto accigliato del violoncellista. Strumento e musicista respirano insieme, perfettamente integrati.

Si direbbe, stando al programma, che il concerto sia terminato: invece siamo a poco più di metà. Segue infatti una lunga quanto acclamata serie di bis che il pubblico, ancora una volta sorpreso dalla generosità con cui il duo si prodiga in nuove dimostrazioni tanto di abilità musicale quanto di umanissima simpatia, accoglie con lunghi e forti applausi. L’Aria sulla quarta corda, Méditation da Thaïs di Jules Massenet, due Canti di Chopin, il Volo del calabrone di Rimskij-Korsakov: celebri melodie che nella trascrizione per violoncello e pianoforte acquistano nuova linfa. Alla fine sono una decina i bis di cui i musicisti ci fanno dono: spicca tra questi un Canto di Rachmaninov, Qui è bello, allegramente annunciata dallo stesso Geringas, che non perde occasione (specialmente se musicale) per ricordare il suo amore per l’Italia e per Siena in particolare.

In Accademia si tornerà a festeggiarlo sabato 13 agosto con un grande concerto insieme all’intera classe di violoncello e ad alcuni storici allievi che, per l’occasione, arriveranno da tutta Italia.

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