Di nuovi e antichi mondi: Costellazione Kurtág

di Vera Vecchiarelli

Costellazione K. is an Accademia Chigiana production that completes the celebrations for the ninetieth birthday of György Kurtág. The show is a tribute to the Hungarian composer in five acts, prologue and epilogue, according to the dramaturgy elaborated by Pietro Babina. An interstellar journey through five imaginary musical planets around Kurtág’s personality is driven by three leading figures of the international concert scene: the cellist Francesco Dillon, the pianist Emanuele Torquati and the flutist Manuel Zurria.


Annunciato da settimane come uno dei grandi eventi di #SpaceinSound, è stasera la volta di Costellazione K. Viaggio nella musica di György Kurtág in 5 pianeti, produzione dell’Accademia Chigiana che completa in grande stile i festeggiamenti per i novant’anni del compositore ungherese.

La costellazione è un raggruppamento di stelle sulla sfera celeste, idealmente associate a immagini di oggetti, animali, personaggi. Ugualmente il titolo scelto rimanda all’intenzione di rendere la pluralità degli elementi che compongono la “costellazione Kurtág”, chiamando in causa una serie di nomi che in un modo o nell’altro costituiscono il suo particolare universo sonoro: l’insieme annovera sia i molti riferimenti imprescindibili della sua storia di musicista e compositore, sia coloro che sono stati esortati a scrivere delle pagine musicali per l’occasione del suo compleanno.

5508_kurtag_pf1

È nato così un omaggio in cinque atti, prologo ed epilogo, organizzato drammaturgicamente da Pietro Babina. Guide d’eccezione in questo nuovo viaggio interstellare tre nomi di spicco della scena concertistica internazionale: il violoncellista Francesco Dillon, il pianista Emanuele Torquati e il flautista Manuel Zurria.

Gli affezionati della Chigiana dovrebbero aver capito come la scelta dell’immagine della costellazione non sia casuale: si inserisce perfettamente nella tematica “spaziale”, leitmotiv e punto di forza di #SpaceinSound, metafora dell’ampliamento dei confini della ricerca dello spazio nel suono.

Ogni atto di questa inedita pièce si sofferma su di un tratto caratteristico dell’universo Kurtág: il titolo del primo atto Flowers we are… è quello di un brano dai Játékok, raccolta in fieri di brevi schizzi musicali iniziata nel 1973 e ancora suscettibile di variazioni e integrazioni. Il brano è stato scelto per raccontare l’attenzione del compositore ungherese agli autori romantici (qui rappresentati dall’arguta esecuzione di lieder di Schubert e Schumann) e la sua nostalgia per il passato musicale. In Hoquetus, il secondo atto, il trecentesco Hoquetus David di Guillaume de Machaut (arrangiato per due kazoos e pianoforte) viene suggestivamente accostato con opere di Kurtág, Lukas e György Ligeti. Segue il terzo atto Ars brevis, che mette in primo piano la pratica di scrittura delle forme brevi, la concisione dell’idea compositiva di Kurtág e la dimensione del frammento. Il titolo del quarto atto Giochi è ancora un riferimento all’opera Játékok, rappresentata stasera da alcuni estratti in programma; il quinto e ultimo atto, Lettere intime, sottolinea infine la consuetudine al messaggio e all’omaggio tanto cara a Kurtág, questa volta rinnovata verso di lui dalle dediche di Peter Eötvös e László Sáry.

È nell’ambito di questa cornice che si dipana un programma quanto mai ricco e articolato, nel quale è possibile distinguere vari “filoni”. Al centro, naturalmente, alcune pagine rappresentative della produzione di Kurtág, che scandiscono la successione drammaturgica mediante intermezzi e interpolazioni. Saranno eseguite due Bagatellen per flauto, violoncello e pianoforte op.14d n. 1-2 (1981), la Ligatura for Frances Marie (the answered unanswered question) op. 31/b (1990) e alcuni estratti dai Játékok. A partire dalla dimensione del gioco – la quale rimanda a una concezione didattica che sfrutta il linguaggio contemporaneo per stimolare un approccio creativo alla pratica musicale – quest’opera è divenuta una sorta di summa del pensiero di Kurtág: vi ritroviamo la predilezione per l’aforisma, oltre che numerosi riferimenti intertestuali.
Come si è già avuto modo di osservare (http://www.chigiana.it/bach-e-kurtag-secondo-kim-kashkashian/), l’abitudine all’omaggio soprattutto in forma di frammento è infatti una peculiarità della scrittura di Kurtág. Ecco svelato il perché dell’accostamento con quelle che potremmo definire stelle fisse del suo spazio sonoro: sono gli autori citati, omaggiati, trascritti e interpretati, quali Guillaume de Machaut, Robert Schumann, Franz Schubert e naturalmente Johann Sebastian Bach.
Dagli omaggi di ieri a quelli di oggi, con cinque prime esecuzioni assolute, commissionate per l’occasione dall’Accademia a nomi di punta della composizione odierna: Toshio Hosokawa (Hiroshima 1955), Lukas Ligeti (Vienna 1965), Howard Skempton (Chester 1947), Peter Ablinger (Schwanenstadt 1959), László Sáry (Győrasszonyfa 1940).
Cinque pianeti, cinque atti, cinque prime esecuzioni: i novant’anni di Kurtág divengono un’occasione imperdibile per un viaggio attraverso alcune delle pagine più rappresentative della musica d’oggi.
Il concerto sarà preceduto dall’incontro aperitivo che conclude la serie dei Chigiana Lounge Costellazione K. Satelliti, pianeti e stelle fisse (ore 19:00 presso il Santa Maria della Scala). Per tirare le fila del festival 2016 e introdurre al concerto della serata, questa volta Stefano Jacoviello ospita Guido Barbieri, celebre voce di RAI Radiotre e anima di molti importantissimi progetti musicali internazionali.

Di seguito, appuntamento alle 21:15 presso il Teatro dei Rozzi con Costellazione K.