Da Bach al jazz passando per Sciarrino

L’incredibile viaggio sonoro del trio Ettorre, Di Tella e Yonemoto

di Ilaria Rossi


Last night, 1st of August, the long-standing friends and duo formed by Giuseppe Ettorre and Pierluigi Di Tella, together with the special presence of the young violin virtuoso Kyoko Yonemoto, captured the audience with their polyhedral wide range of music and influences at #ChigianaFest.

Ieri sera al #ChigianaFest gli spettatori del Salone di Palazzo Chigi-Saracini non hanno smesso di applaudire, un brano dopo l’altro, fino ai 2 bis, il duo Giuseppe Ettorre – Pierluigi Di Tella con lo speciale contributo di Kyoko Yonemoto.

Ettorre e Di Tella hanno studiato entrambi presso l’Istituto Musicale Masini di Forlì e da allora non si sono più persi di vista. Appena i due amici di lunga data salgono sul palco, catturano la simpatia e la più rigorosa attenzione del vasto pubblico del Salone dei Concerti di Palazzo Chigi Saracini con il loro genuino sorriso. È stato un viaggio affascinante nell’universo sonoro che da Bach è giunto a Sciarrino, passando per Hindemith, Mozart e Bottesini.

Ad aprire le danze è la Sonata in Re maggiore per viola da gamba e continuo n.2 BWV 1028 di Johann Sebastian Bach, una tra le più note composizioni di musica da camera risalente agli anni trascorsi tra Köthen e Lipsia.  La sonata è come da consuetudine composta da quattro tempi, e si snoda tra l’alternarsi di movimenti lenti e vivaci.  C’è intesa tra i due, che si scambiano le chiuse e gli attacchi volgendosi le spalle. 

Dopo il lirismo dell’Adagio iniziale e l’acuta precisione ritmica, tecnica e contrappuntistica dell’Allegro, è nell’Andante che tutta la colonna di suono del fedele contrabbasso di Ettorre (un Marcucci del 1890) si staglia e si impone nella sua corposità.

Nel più complesso e ultimo movimento, l’Allegro in 6/8, il rincorrersi delle tre voci in fuga (il contrabbasso, la mano sinistra e la mano destra del piano) raggiunge il suo apice, con i due soggetti e il breve motivo tematico che continuamente viene scambiato tra gli strumenti. L’acrobatico virtuosismo di Ettorre risalta nel saltellare veloce delle dita sulla cordiera dello strumento, senza neanche un cenno di esitazione e un attimo di incertezza.

contrabbasso

Acclamata dal pubblico anche l’esecuzione della trascrizione del Concerto per Fagotto in Si bemolle maggiore (per l’occasione trasportata in La maggiore) K 191 di Wolfgang Amadeus Mozart, articolato nei tradizionali tre tempi del concerto solistico (Allegro, Andante ma Adagio, Rondò tempo di Minuetto).

A sorpresa, l’adattamento rende senza la minima perdita sonora il dialogo fra lo strumento solista e l’organico originariamente previsto per due oboi, due corni e archi, affidato alle mani sapienti di Di Tella, che coprono il ripieno orchestrale e sostengono con brillantezza il canto del “nuovo” solista. Giuseppe Ettorre, primo contrabbasso solista dal 1991 presso l’Orchestra e la Filarmonica della Scala, non nuovo dell’ambiente chigiano, non delude nel rendere con estrema facilità l’agilità e le sonorità da doppio staccato di uno strumento leggiadro come il fagotto.

Ma a colpire il pubblico è anche la costante che ci accompagnerà lungo tutto il viaggio sonoro del duo: l’espressività dei volti, la teatralità quasi melodrammatica della mimica facciale di Ettorre e dei movimenti di Di Tella. Il corrugamento delle fronti, l’arricciarsi delle sopracciglia e l’incattivirsi dello sguardo; il chinarsi sullo strumento o il distendere il volto in un rassicurante sorriso; il danzare dei movimenti, sembrano farci da vera e propria guida all’ascolto; sono una mappa carica di dettagli e di sfumature che ci introduce (e ben traduce), giusto un istante prima della frase seguente, l’umore e gli affetti di cosa sta per essere suonato.

Lo sguardo di Ettorre sembra esplorare, dialogare in presa diretta con tutto ciò che la partitura ha da comunicargli e successivamente trasmettercelo, in tutta la sua freschezza e profondità, guadagnando così la simpatia generale e i sorrisi a stento trattenuti del pubblico variegato.

Con un repentino cambio di stile e di atmosfera, Ettorre rimane solo sulla scena per l’introspettivo pezzo di Salvatore Sciarrino, Esplorazione del bianco I (1986). “Un utilizzo dello strumento insospettabile, una conoscenza degli armonici notevole”: con queste parole Ettorre introduce l’esecuzione “intima” del pezzo e la riconduce alle celebrazioni per il 70° compleanno del compositore siciliano.

Il bianco ha segreti che allo sguardo comune non disvela. Forse si può raggiungere una sensibilità tale che ogni percezione produca una ferita. Vi si concilieranno gli opposti, come nel pensiero la vita e la morte. Affinando il suono, intorno affiora e dentro noi il silenzio.

Con queste sue parole, Sciarrino stesso invita il pubblico ad immergersi ed esplorare con estrema sensibilità alcune dicotomie inscindibili: la luce che non può non nascere dall’ombra, come il suono che non può non nascere dal silenzio.

A concludere la prima parte è la Sonata per Contrabbasso e Pianoforte (1949) di Paul Hindemith, capolavoro che concilia una raffinata arte contrappuntistica di chiara ispirazione bachiana con un linguaggio musicale moderno, duro e dissonante, che ancora una volta lascia spazio all’emergere della ineccepibile precisione e della pulizia tecnica del duo Ettorre – Di Tella, specie nei vortici di note del piano e nel fraseggio tematico del Contrabbasso.

Di tutt’altro taglio la seconda parte della serata, dedicata alle composizioni di Bottesini, che ha visto unirsi al duo la brillante violinista Kyoko Yonemoto, storica allieva di Boris Belkin che già nel 2012 è stata ospite dell’Accademia per la stagione invernale con l’integrale delle sonate di Brahms.

Musicista di rara sensibilità, grinta, trasporto e carattere, la Yonemoto risveglia nella sala il senso di appartenenza alla grande tradizione italiana del virtuosismo eseguendo insieme a Ettorre e Di Tella il Gran Duo Concertante composto dal celebre “Paganini del contrabbasso”. Nell’inseguirsi di note, temi e soli e nel perfetto sincronismo dei trepidanti assieme, la concentrazione e la tensione degli sguardi, il continuo gioco d’intesa di questo interplay a tre impressionante rendono magica l’esecuzione del movimento unico del Gran Duo. Ed Ettorre non molla la presa sul pubblico, proseguendo con un avvincente Bolero.

Il tripudio finale di acclamazioni e lunghi applausi del pubblico entusiasta,  ”obbliga” gli artisti all’esecuzione di due bis che ampliano il già vasto orizzonte di stili e influenze affrontati durante la serata, sintomo della poliedricità e della sconfinata ricerca espressiva di Ettorre e Di Tella: un’incursione nella musica di Chick Corea con l’arrangiamento originale di Ettorre della Children Song n. 6 “Song to the Pharaoh Kings” (pubblicata nel 1984) e il Valse Miniature (1928) di Serge Koussevitzky.

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