Brahms fra Opera e Sinfonia

di Tito Gray de Cristoforis

L’ultima sfida dei giovani allievi di Daniele Gatti, questa sera sul palco dei Rozzi con l’Orchestra Giovanile Italiana e il Coro Guido Chigi Saracini nel concerto finale del corso di Direzione d’Orchestra.

Tonight at 9.15 pm at Teatro dei Rozzi the final concert of M°Gatti’s masterclass: five young conductors will challenge themselves with Brahms’ music along with the Orchestra Giovanile Italiana and the Choir Guido Chigi Saracini.


Carlo Maria Giulini, Zubin Mehta, Daniel Oren, Claudio Abbado, Daniel Barenboim, Esa-Pekka Salonen: questi sono solo alcuni nomi fra gli ex allievi del corso di direzione d’orchestra dell’Accademia Chigiana. Questa sera alle 21.15 il Teatro dei Rozzi ospiterà il concerto dei loro potenziali successori, ossia gli allievi del corso di quest’anno.

Il nome del loro docente non è meno imponente di quegli allievi speciali che li hanno preceduti: è Daniele Gatti, che, coadiuvato dal M° Luciano Acocella, li ha seguiti per giorni, curandone la preparazione nel dettaglio. Il M° Gatti, da diversi anni insegnante chigiano, è direttore di fama internazionale che ha legato il proprio nome a quello di orchestre quali l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestre National de France, la Royal Opera House di Londra, l’Opernhaus di Zurigo, i Berliner Philharmoniker, i Wiener Philharmoniker, la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks e l’Orchestra Filarmonica della Scala.

I cinque maestri in erba sono stati selezionati in più riprese, superando nelle ultime settimane diversi momenti di valutazione posti sul loro cammino. E stasera avranno finalmente l’occasione di dirigere in pubblico l’Orchestra Giovanile Italiana e il Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, formazioni che hanno lavorato di concerto con i docenti e con i giovani allievi.

L’OGI collabora con l’Accademia Chigiana per il corso di direzione d’orchestra da tre anni, e non sono in pochi a pensare che unire un’orchestra giovanile con dei direttori in formazione sia interessante per diversi motivi: da un lato, i giovani professori d’orchestra hanno modo di lavorare sui brani a fondo e con dei tempi più lunghi della norma, instaurando un rapporto elastico con chi dirige; dall’altro, per i giovani maestri, un’orchestra di coetanei è come una tavolozza eccezionalmente malleabile su cui cercare le proprie tinte, senza temere di ripetere i tentativi.DSC_0012

Stasera saranno Diego Ceretta, Piero Lombardi Iglesias, Filip Albert Paluchowski, Matteo Parmeggiani e Teresa Riveiro Böhm ad avvicendarsi sul podio per misurarsi con la musica di Brahms. In programma sono tre i brani del compositore di Amburgo: l’Ouverture tragica in re min. op. 81, la Sinfonia n. 1 in do min. op. 68 e lo Schicksalslied op. 54, brano per coro e orchestra su testi di Friedrich Hölderlin. Si tratta di tre brani risalenti pressappoco al periodo compreso fra il 1871 e il 1880: sono gli anni cruciali in cui Brahms comincia a frequentare sempre più assiduamente Vienna e il suo fecondo ambiente musicale, in cui fa la conoscenza di Hans von Bülow, forse il più importante dei direttori della seconda metà dell’Ottocento, e in cui interrompe gradualmente la carriera di virtuoso per dedicarsi definitivamente alla composizione.

Brahms, che non si è mai cimentato con l’opera in musica (“Scrivere un’opera sarebbe per me altrettanto difficile che sposarmi. Ma probabilmente, dopo la prima esperienza, ne farei una seconda!”), ha sempre avuto un forte interesse per la musica vocale: a testimoniarlo non è solo la produzione di Lieder, che accompagna ininterrottamente tutta la sua vita, ma anche quella di musica corale, a cui il compositore si dedica a più riprese. Lo Schicksalslied (il Canto del destino) è un’opera di ridotte dimensioni, ma è paradigmatica della poetica brahmsiana in materia di musica per coro e orchestra: nella ricerca formale del compositore, orientata al recupero e allo sviluppo delle forme classiche, la scelta di un autore come Hölderlin conferma l’interesse verso il classicismo tedesco, sia sul piano formale sia sul piano dei contenuti. Il titolo originale della poesia, scritta nel 1798, Hyperions Schicksalslied, si traduce in italiano con Canto del destino di Iperione, uno dei titani della mitologia greca e figlio di Urano e di Gea.

È sempre l’indagine sulle forme classiche che conduce il compositore a presentare la sua Prima Sinfonia nel 1876 a Karlsruhe, tanto che l’opera viene definita dall’amico von Bülow “la Decima di Beethoven”. All’epoca della prima esecuzione l’opera era attesissima dal momento che Brahms, benché fosse un autore già affermato, non si era ancora confrontato col genere musicale che tradizionalmente consacrava l’autorità di un compositore.

La Tragische Ouvertüre è una pagina sinfonica di non facile lettura nel corpus di Brahms, in quanto l’attributo tragica sembra contraddire la poetica dell’autore, che rifiutava l’idea della musica a programma: perciò in molti hanno cercato di assegnare al compositore intenzioni programmatiche, chi dicendolo ispirato dall’Amleto di Shakespeare, chi dal Faust di Goethe, chi riscontrando nell’opera elementi tematici dell’unico abbozzo di opera teatrale cominciato e mai portato a termine. Brahms tuttavia sostenne di non aver mai pensato ad alcun testo letterario come soggetto specifico di questa composizione.

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I cinque giovani direttori d’orchestra si misureranno stasera con le pagine di Brahms, la cui musica è particolarmente indicata per chi, ai primi passi della propria carriera, debba dimostrare di conoscere le misure e le forme di una scrittura severa, senza rinunciare al tentativo di un’interpretazione più espressiva.

Appuntamento alle ore 21.15 presso il Teatro dei Rozzi. Biglietti a 5 euro (posto non numerato). Clicca qui per info e prenotazioni.