Live electronics soundscapes: concerto per atomi e molecole

di Maria Rossetti

Definition of the internal space of the sound and determination of outer space through sound: on this double track traveling the #SpaceInSound concert, tonight at the Rozzi’s Theatre.

The music of Nieder, Nono, Clementi and Sani offer to the director of sound Vidolin and the flautist Roberto Fabbriciani (together with students Lorenzo Ballerini, Alberto Maria Gatti, Marco Matteo Markidis and Giuseppe Silvi) the field for their performance.


Definizione dello spazio interno al suono e determinazione dello spazio esterno attraverso il suono: su questo doppio binario viaggia il concerto di #SpaceInSound previsto per questa sera alle 21,15 al Teatro dei Rozzi.

Le musiche di Nieder, Nono, Clementi e Sani offriranno al regista del suono Alvise Vidolin e al flautista Roberto Fabbriciani (insieme agli allievi Lorenzo Ballerini, Alberto Maria Gatti, Marco Matteo Markidis e Giuseppe Silvi) il campo su cui interagire, destinando all’ascoltatore una sintesi percettiva frutto della loro performance. Il tema dell’interazione ambientale e delle potenzialità spaziali del suono è alla base della tecnica del live electronics.

In apertura, l’opera di Fabio Nieder, 27 Haidenburger Vogellaute. Isoformen per ottavino, canti di uccelli e voci elaborati su fixed media, live electronics (2015) è pensata per creare una dimensione spaziale attraverso la comunicazione sonora. Così come avviene in natura, i segnali acustici (canti dell’uccello del paradiso, richiami d’allarme, d’attacco, sessuali, di difesa del territorio, ecc.) nascono dall’interazione tra esseri viventi all’interno di un ambiente. L’ottavinista propone i 27 richiami stabilendone sul momento la sequenza e gli ottavini preregistrati rispondono con gli stessi segnali ma organizzati in un contrappunto serrato. La sovrapposizione dei due strati sonori, uno predeterminato e l’altro improvvisato, crea una struttura ad incastro attraverso un sistema di imitazioni e influenze reciproche. All’ascolto del canto di uccelli, amplificato nell’eco del coro di voci maschili, la percezione visiva è negata, ma il dialogo tra l’esecutore reale e i suoni registrati dà concretezza al soundscape. Tra richiami reali e suoni riprodotti, l’interazione di agenti sonori, visibili e non, circoscrive un vero e proprio ecosistema in cui i suoni sono sparsi liberamente dal regista.

Seguirà Das atmende Klarsein (fragmente), per flauto basso, nastro e live electronics di Luigi Nono. Risalente ai primi anni Ottanta, periodo in cui il compositore si accosta al live electronics, l’opera sperimenta le possibilità di diffusione spaziale dei suoni. Nella poetica visionaria dell’artista, suono, spazio, ascolto e virtualità sono in stretta relazione: l’esperienza reale non vale più di quella immaginaria, la “realtà” suscita la “possibilità”. È in questo modo che le frequenze dello strumento si sommano alle possibilità del live electronics.

Ciò che emerge dall’interazione tra acustico ed elettronico è un fenomeno percettivo che non si limita a un suono trasformato o elaborato e fissato su nastro ma è, nello stesso istante in cui viene prodotto, una nuova realtà compositiva che designa attorno a sé una conformazione spaziale possibile. La molteplicità fantastica del suono va quindi a coincidere con quella dei pensieri e dei sentimenti, della creatività del compositore, degli esecutori e dell’ascoltatore.

Agli stessi anni risale pure la Passacaglia per flauto e nastri di Aldo Clementi. Qui le illusioni acustiche nascono direttamente da quelle ottiche. Attratto dagli spazi allucinati dell’incisore Maurits Cornelis Escher e dai reticoli pittorici di Pietro Dorazio, Clementi costruisce la Passacaglia su una griglia di scale che tenta di riproporre acusticamente l’effetto illusorio della litografia escheriana Salita e Discesa (1960). Sulla griglia il compositore dispone alcuni pattern che si muovono su assi orizzontali in senso ascendente e linee diagonali in senso discendente. Il materiale è costituito da dodici frammenti tratti da tre capisaldi della letteratura flautistica: il primo movimento della Sonata in si minore BWV 1030 di Bach, il primo movimento del Concerto in re maggiore K 314 di Mozart, e l’Introduzione e Variazioni di Schubert. Ne risulta una trama condensata di frammenti dettagliati e una realtà sonora dal grande effetto ipnotico da cui l’ascoltatore rimane avvolto.

Chiuderà il programma un estratto da Chemical Free (?), opera di Nicola Sani in tre movimenti, frutto di una ricerca sulle relazioni tra la chimica e la musica nell’ambito di un progetto tra il Dipartimento di Scienze chimiche  dell’Università di Padova e il Laboratorio SaMPL del Conservatorio Cesare Pollini. L’opera, in cui si fondono arte, scienza e tecnologia, è un viaggio nella materia, che parte dagli atomi e i loro aggregati (le molecole) per esplorare la reattività chimica dei suoni. Nulla intorno a noi è realmente “chemical free”, neppure il suono, e il live electronics lo dimostra.

I sensori applicati al corpo “sollecitato” dell’esecutore trasferiscono i movimenti al computer convertendoli in parametri di trasformazione del suono. L’idea del titolo per il terzo movimento More is different per flauto iperbasso, nastro ottofonico, motion capture e live electronics è ispirato a un noto articolo del fisico statunitense Anderson (1972).

Come per atomi e molecole, così per note e accordi, strutture semplici si aggregano in strutture complesse, dove ordine e disordine, simmetria e asimmetria si scompongono e ricompongono costituendo la materia di cui siamo fatti e ordinando lo spazio che ci circonda.

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Teatro dei Rozzi: Fabbriciani di fronte all’iperbasso (foto: Giuseppe Silvi)