La risata è contagiosa Goethe, Mozart, e i teatranti di Cimarosa

Giovedì 14 Aprile 2016 ore 21
Palazzo Chigi Saracini, Salone dei Concerti

con
Richard Erkens – Deutsches Historisches Institut, Roma
Roberto Venuti – Università di Siena
e con
FRANCI OperaLab
Allievi dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Rinaldo Franci”
Diretti da Laura Polverelli e Paolo Micciché
Accompagnati al pianoforte da Laura Pasqualetti

«Martedì… a tarda sera, all’opera buffa. Si dà un intermezzo nuovo: L’impresario in angustie, ottimo lavoro, che ci divertirà qualche sera a dispetto del gran caldo della sala. C’è un quintetto, riuscitissimo, in cui il poeta legge il suo pezzo, l’impresario e la prima donna da una parte lo applaudiscono, il compositore e la seconda donna dall’altra lo criticano, dopo di che succede un baccano generale. I castrati in abiti da donna rappresentano le loro parti sempre meglio e piacciono sempre di più. Davvero una piccola compagnia estiva improvvisata non c’è male.
Tutti rappresentano la loro parte con grande naturalezza e molto spirito. Solo il gran caldo ci fa tribolare, da destare pietà».

J. W. Goethe, Viaggio in Italia, 31 luglio 1787

La sera del 31 luglio 1787 a Roma, fra gli spettatori dell’intermezzo di Domenico Cimarosa messo in scena al Teatro Valle c’era anche Johann Wolfgang Goethe. Innamorato dell’Italia come tutti i “granturisti”, entusiasta della possibilità di poter approfondire la conoscenza dell’italiano attraverso il suo uso quotidiano, Goethe aveva già visto altre opere di Cimarosa a Napoli ed era diventato un suo convinto ammiratore, tanto da sfidare il caldo infernale delle sale teatrali nel pieno dell’estate mediterranea per lasciarsi andare alle risate assicurate. Durante il suo viaggio in Italia il letterato tedesco ebbe modo di instaurare un rapporto così profondo con l’opera buffa che, al suo ritorno a Weimar, si dichiarerà “quasi immedesimato” nel suo schietto stile teatrale. Le scenografie semplici ma funzionali, l’abilità dei cantanti nell’interpretare più ruoli passando da un travestimento all’altro con grande celerità, i meccanismi della messa in scena che riuscivano a dominare la risposta emotiva della platea, le tecniche attoriali e non ultima la musica: erano tutti gli ingredienti che Goethe poté apprezzare nelle opere che da Napoli ancora si diffondevano in tutta Europa.

Infatti, oggi, al di là dei suoi prodigi infantili e delle leggendarie sregolatezze giovanili, siamo soliti identificare Mozart e la sua musica come il simbolo del crepuscolo di quel Settecento che a teatro si era aperto con la guerra fra passioni combattuta sulle teste di eroi venuti fuori dritti dritti dalla “pittura di storia”; aveva celebrato i piaceri dei sensi e la caducità della vita; e si chiudeva riflettendo sui sentimenti di personaggi dotati di aspettative e desideri. Ma in realtà, nel contesto del teatro europeo di fine Settecento, Mozart era ben lontano dal successo tributato ad autori come Cimarosa e Paisiello che con la loro arte avevano pervaso la vita culturale e i costumi di tutta Europa, da Lisbona a San Pietroburgo.

Cimarosa è l’erede della tradizione di quel dramma giocoso napoletano nato agli inizi del secolo grazie ai contributi degli Scarlatti, di Pergolesi, Vinci, Guglielmi, e che aveva raggiunto la sua maturità con i lavori di Piccinni, il quale fu anche suo maestro. Rispetto alle più semplici maschere farsesche delle origini, però, Cimarosa porta in scena protagonisti al tempo stesso volgari e raffinati, alla ricerca della soddisfazione immediata, ma anche capaci di prendere una sottile distanza ironica rispetto a ciò che accade per ribaltarne il significato agli occhi dello spettatore. Con L’Italiana in Londra, debuttata a Roma al Valle nel 1778, la carriera di Cimarosa spicca il volo, e da Napoli giunge a Venezia, a Milano, e da lì in Europa: lo stesso Haydn dirige L’Italiana a Palazzo Esterhazy nel 1780. La musica del compositore napoletano raggiunge subito Parigi e Dresda, dove le sue opere cominciano ad essere rappresentate in tedesco.

In Italia, dunque, Goethe incontra la musica di un compositore già famoso. Ma l’esperienza è talmente emozionante che, quando ritorna a Weimar con l’incarico di direttore artistico del teatro di corte, decide di cominciare il suo lavoro proprio mettendo in scena l’intermezzo visto a Roma. Per produrne una versione in tedesco si occupa in prima persona del rimaneggiamento del libretto e dell’opera, aggiungendo nuove parti di sua creazione. Per Goethe il difetto dei libretti italiani non sta tanto nella leggerezza (che anzi è un pregio), ma nel fatto che a suo parere il poeta miri a soddisfare le solite esigenze dei compositori e degli interpreti piuttosto che stimolarli ponendo loro dei problemi drammaturgici, la cui soluzione li costringerebbe all’innovazione dello stile e porterebbe ad una maggiore qualità artistica.
La vicenda dell’intermezzo di Cimarosa è ambientata nel mondo del teatro, e coinvolge un impresario con le finanze perennemente a rischio, un paio di cantanti pretenziose, un compositore vanitoso, una prima donna appena sbarcata a Napoli, che in passato è stata amante del compositore, e infine un cinico librettista che tiene in pugno le fila dell’azione.

Secondo Goethe il finale napoletano con la bancarotta dell’impresario e la rissa generale non è adatto ai gusti del pubblico tedesco. Decide quindi di cambiarlo introducendo la riconciliazione fra il maestro di musica e la prima donna. Per renderlo accettabile, è costretto a scrivere un’altra scena in cui la cantante, per essere sicura del rinfocolato amore del compositore, finge davanti ai suoi occhi un colloquio galante con il poeta, che è tuttavia realmente innamorato di lei. Il maestro, da parte sua, conosce i sentimenti del poeta, e ingelosito si scaglia su di lui per ucciderlo, fallendo il colpo e mettendolo in fuga. La cantante allora, compiaciuta del gesto, rivela al maestro il suo amore mai sopito e i due convolano verso un roseo futuro insieme.
Per rendere il tutto più delicato, Goethe ribattezza i personaggi con dei nomi letterari, attutendo così l’originaria parodia dell’aulico di un Don Perizonio (il poeta) o un Don Crisobolo (l’impresario), e il gusto da commedia dell’arte di Fiordispino (la prima donna).
Se fra Gelindo (il compositore) e Fiordispino c’è il livore degli ex amanti, fra i corrispondenti Polidoro e Isabella c’è invece la nostalgia dell’antico amore: un tesoro di tenerezza conservato nelle silenziose profondità del cuore, che aspettava solo il momento giusto per potersi riaffacciare al mondo.
Dunque, mentre i teatranti di Cimarosa si alimentano del grottesco e si lasciano travolgere dalle passioni, Goethe apre la strada all’amore dei lieder ottocenteschi, in cui alla comicità solare si sostituirà l’autoironia, spesso distruttiva, di personaggi affetti da sentimento.

Theatralische Abentheuer (Le avventure teatrali) debutta a Weimar il 24 ottobre del 1791, e verrà replicata più volte lungo tutto il 1793. Poi uscirà dal repertorio del teatro di corte per tornare in scena il 14 ottobre del 1797, in una nuova versione a cura di Goethe e suo cognato Christian August Vulpius. Le musiche però ora non sono più del solo Cimarosa: i quattro brani che compongono Der Schauspieldirektor (L’impresario teatrale) scritto da Mozart nel 1786 vengono inseriti e adattati alla drammaturgia delle Abentheuer. Inoltre Goethe scrive due liriche originali con un ritornello apparentemente tratto da una canzone popolare italiana, da far intonare in apertura come prova di virtuosismo alle due cantanti, che competono per il ruolo di prima donna al cospetto del compositore e dell’impresario. Queste piccole arie, poi divenute due parti di una sola lirica, vennero pubblicate autonomamente riscuotendo un certo successo editoriale.
Nel 1799 Goethe rimaneggerà ulteriormente le Abentheuer, trasformandole in forma di singspiel. Il nuovo arrangiamento avrà un grandissimo successo in scena fino al 1814, e nel 1858 il testo verrà ancora pubblicato e distribuito in tutta Europa.

Goethe e Cimarosa erano coetanei, nati entrambi nel 1749. Il conte Guido Chigi Saracini, insieme all’accolita dei suoi sodali, fra cui Sebastiano Arturo Luciani, avevano deciso di celebrare il bicentenario dedicando al compositore napoletano la VI Settimana Musicale Chigiana con la messa in scena di alcuni suoi intermezzi. Su Goethe e Cimarosa fu preparato un saggio da Franco Schlitzer. Ma l’inagibilità del Teatro dei Rinnovati costrinse a rimandare tutto all’anno dopo. Così, contestualmente alla VII Settimana Musicale che correva dal 16 al 22 settembre 1950, vide la luce il saggio di Schlitzer, da cui oggi prendiamo spunto per continuare la nostra esplorazione nel mondo del conte Guido e della sua compagnia di artisti e intellettuali. Proveremo a metterci nei loro panni, per accompagnarli alla ricerca dell’originale contributo italiano alla nascita della moderna cultura europea. Lo faremo inseguendo le storie di quei musicisti che con le loro creazioni di musica strumentale e vocale costituirono fra il Cinque e il Settecento un patrimonio internazionale largamente condiviso che, nelle intenzioni di Guido Chigi, poteva rappresentare la base per indicare anche ai contemporanei una strada da riprendere.

Passeggeremo attraverso i secoli in compagnia di Richard Erkens, musicologo presso il Deutsches Historisches Institut di Roma, e Roberto Venuti, professore di letteratura tedesca all’Università di Siena. Ma il cammino non sarebbe possibile senza le musiche eseguite dai partecipanti al FRANCI OperaLab, un progetto nato dalla collaborazione dell’Istituto Franci con l’Accademia Chigiana proprio in occasione delle celebrazioni del Conte Chigi. Diretti dai maestri Laura Polverelli e Paolo Micciché, accompagnati al pianoforte da Laura Pasqualetti, i giovani cantanti eseguiranno arie e scene dall’intermezzo di Cimarosa, le versioni tedesche di Goethe, insieme ad alcuni brani da Schauspieldirektor di Mozart e tanta altra musica dell’epoca, per ricostruire il panorama sonoro che ha fatto da sfondo ai protagonisti della storia che vogliamo raccontare.

Per la realizzazione di questo appuntamento, un ringraziamento particolare a Vincenzo De Vivo e alla Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi.

Didascalie immagini:
Gaspare Traversi (1750-1760) La lezione di musica, olio su tela, Nelson-Akins Museum of Art, Kansas City;
Gaspare Traversi (1750-1760) Il concerto, olio su tela, Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Napoli;
Gaspare Traversi (1750-1760) La galanteria, olio su tela

Stefano Jacoviello