L’impresario Guido Chigi: 1913, il Requiem di Verdi

Giovedì 17 Marzo 2016 ore 18.15
Palazzo Chigi Saracini, Salone dei Concerti
Guido Burchi – musicologo
Unione Corale Senese
– ensemble vocale diretto da Francesca Lazzeroni

All’inizio del Novecento, per la quasi totalità del pubblico delle sale e dei teatri italiani la buona musica corrispondeva grossomodo al melodramma che aveva già infiammato le platee per tutto il secolo precedente. Di quella tradizione Giuseppe Verdi, da poco scomparso, era il nume tutelare.

Anche il conte Guido, giovane appassionato strumentista e già promotore delle attività musicali senesi, ammirava Verdi non solo per la sua arte musicale, ma anche per il valore politico e civile che essa aveva rappresentato nel percorso risorgimentale verso l’unità del Regno d’Italia. Per questo nel 1913, in occasione del centenario della nascita del compositore, Guido Chigi desiderava vivamente che le celebrazioni senesi da lui personalmente sostenute non risultassero come il frutto di un volere “privato”, ma apparissero come l’omaggio della città tutta alla memoria di Verdi. Non solo: avrebbe voluto che Siena primeggiasse fra le città d’Italia nel tributare gli onori a un tale Padre della Patria.
Dunque, con l’aiuto del violinista Pietro Baglioni, direttore del Quintetto Senese, e dell’amico Vittorio Andreini, che avrebbe svolto il difficile compito di agente a Milano per scritturare gli artisti più in vista del momento, Guido Chigi decise di organizzare l’esecuzione a Siena della Messa da Requiem chiamando sul podio Edoardo Mascheroni: direttore amato da Verdi, tanto che il grande maestro volle condividere con lui la realizzazione dei suoi ultimi lavori.

Perché l’omaggio risultasse il più possibile “senese”, il Conte provò a coinvolgere tutte le congreghe musicali cittadine, scontrandosi subito però con l’inadeguatezza dei musicisti locali. Per sostenere le ugole dilettanti della Società Corale Senese intitolata proprio a “Giuseppe Verdi”, vennero scritturati alcuni professionisti maschili dal Coro del Teatro alla Scala. Un altro maestro fu chiamato appositamente ad istruire le «signore e signorine» volontarie che non avevano mai affrontato un impegno del genere. Tuttavia, la diligenza dei coristi senesi susciterà la stima e riconoscenza del Conte, che da quel momento in poi sosterrà con seria convinzione la crescita artistica della loro istituzione.
Tutt’altra storia riguarda invece la Società dell’Orchestra Senese, i cui membri – ad eccezione dei componenti del Quintetto – durante la preparazione vennero progressivamente allontanati dalla compagine fino ad essere completamente sostituiti da orchestrali provenienti dal Teatro Comunale di Bologna. Fin dal principio Guido Chigi si era preoccupato della figura che avrebbero fatto sotto la bacchetta esigente di Mascheroni e, perché il maestro non avesse da ridire e l’esecuzione fosse perfetta, aveva ben calcolato il rischio economico di un tale ricambio.

Accanto alla presenza di Mascheroni, nel ruolo di presidente del Comitato per le Celebrazioni, il Conte volle Arrigo Boito, il cui nome avrebbe campeggiato in cima ad una schiera di personalità dell’aristocrazia e della buona società senese per garantire agli occhi di chiunque il pregio dell’iniziativa.
Quella del Requiem è dunque un’operazione voluta e supportata dagli strati sociali più alti della cittadinanza per un pubblico locale che lo stesso Conte giudicava non ancora pronto ad accogliere proposte musicali di qualità. Tant’è che sarà costretto a frenare l’ottimismo di Tito Ricordi che spingeva perché a Siena fosse eseguito Wagner, di cui la Casa milanese deteneva i diritti:

«[…] in fatto di Musica e Musica fatta sul serio, come piacerebbe a me! Ahimé, la mia cara Città in questo è la più nera e vera negazione! Lo so io la fatica che sempre mi sono costate le audizioni musicali, anche gratis, e so quanto mi sia costato e mi costi a convincere i miei stonati concittadini che la Messa Verdiana è cosa di Paradiso e che si merita l’appoggio e l’entusiasmo incondizionato di tutti!» .

La serie di cinque repliche da tenersi nella Basilica di San Francesco avrebbe avuto uno scopo benefico: la raccolta di fondi per la costruzione di un Ospedaletto per bambini sotto gli auspici dei Reali Spedali Riuniti di Santa Maria della Scala, che tuttavia non venne mai realizzato.
Ad ogni modo, il 23 marzo, giorno di Pasqua del 1913 tutto era pronto per il debutto:

«Sul palco colossale, adornato di panneggiamenti in rosso scarlatto e di una gigantesca corona di lauro, che tutto lo circonda fino alla sommità, sulla quale si erge maestoso, sotto un artistico trionfo, il busto di Verdi, prendono posto le masse corali ed orchestrali: in alto un immenso telone con la sigla di Cristo tutte le accoglie come un amplissimo paramento che sia stato là sopra disteso perché accolga le soavi melodie tanto attese in modo che neppure una nota, neppure la più delicata sfumatura vada dispersa e passi non compresa» .

Oggi, a poco più di cento anni da quella fatidica data, l’Appuntamento a Palazzo realizzato con la gentile partecipazione di Guido Burchi e dei membri dell’Unione Corale Senese, diretti da Francesca Lazzeroni, ci offre l’occasione per riflettere ancora sul ruolo del conte Chigi nella promozione della cultura musicale a Siena, e sul rapporto che l’Accademia Chigiana intrattiene con il suo pubblico, tracciando un parallelo fra le epoche.

Didascalie immagini
Arrigo Boito (primo da sinistra) ed Edoardo Mascheroni (a destra), presso la Villa di Castelnuovo Berardenga, Foto: Guido Chigi Saracini, Collezione privata;
Arrigo Boito a San Galgano, Foto: Guido Chigi Saracini, Collezione privata;
Arrigo Boito e Bianca Kaschmann, Foto: Guido Chigi Saracini, Collezione privata;
Il Quintetto Senese, Foto: Guido Chigi Saracini, Collezione privata;
Edoardo Mascheroni su tetto, Foto: Guido Chigi Saracini, Collezione privata.

Stefano Jacoviello