“From Bach to Brasil”

Sulla macchina del tempo guidata da Antonio Meneses.

di Armando Ianniello

L’1 e il 2 agosto il violoncellista brasiliano Antonio Meneses è stato protagonista al Chigiana International Festival in un doppio appuntamento musicale la cui peculiarità è stata riposta nell’esecuzione delle sei Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach alternate a brani di compositori brasiliani, conterranei di Meneses.

Idea certamente interessante affiancare compositori contemporanei a Bach; non si spiega, però, la presenza sul palcoscenico di due sgabelli. La ragione è nella scelta di Meneses di invitare tutti i presenti al concerto sulla sua macchina del tempo. La prima sera il violoncellista spiega che le sei suite verranno eseguite su un violoncello dei nostri giorni ma accordato in 415 Hz, mentre i brani contemporanei saranno catapultati nel passato per mezzo di un violoncello accordato in 440 Hz, ma costruito all’epoca di Bach. Interessante e parimenti distensiva è la scelta di alternare non solo gli strumenti ma anche gli sgabelli posti sul palcoscenico. Qualche ultimo controllo all’accordatura del violoncello settecentesco e si parte.

Il viaggio nel tempo non poteva cominciare se non con Etius Melos (Hommage à Bach) di Ronaldo Miranda. Dal 2005, anno della prima esecuzione del brano, Meneses esegue il brano in funzione di preludio alla Suite n. 1. Quando avviene il cambio di postazione e inizia il Preludio della prima suite allora nel pubblico si palesa il senso di omaggio che in Etius Melos è presente. Nonostante l’evidente somiglianza che si percepisce all’ascolto delle prime battute la maestosa potenza musicale caratteristica di Bach dilaga nel salone.

Tra le sezioni Meneses non manca di prestare sempre attenzione all’accordatura dello strumento, e così anche la parte, per così dire, più tecnica della performance musicale, giunge a far parte dello spettacolo. Tutti i movimenti della Suite n.1 in sol maggiore si basano sulle regole di costruzione del Preludio: dalle concatenazioni armoniche alla scorrevolezza ritmica gli elementi fissi vengono plasmati e modellati a seconda dei movimenti in cui sono inseriti come nell’Allemanda o nella Courante e così via discorrendo fino al decorso melodico finale che prende una certa forma all’interno della Gigue.

Altra accordatura, altro cambio di posizione, Meneses si prepara al Preambulum di Josè Almeida Prado. Se l’Hommage risulta essere un “preludio del preludio” della Suite n.1 allora il brano di Almeida Prado assolve la funzione di intro alla Suite n.3. Così si percepisce la presenza della componente simmetrica che non è relegata esclusivamente alle suites per violoncello solo di Bach ma all’intero programma da concerto per il quale si segue una descrizione molto rigida. Ogni suite, dispari nel caso della serata del 1 agosto, è preceduta da una composizione di un autore brasiliano. Questa struttura del programma da concerto è la traduzione di una fantasiosa sistematicità riconosciuta nei confini dell’intera opera di Johann Sebastian Bach. Non a caso la macchina del tempo guidata da Meneses approda sulle sponde della Suite n. 5 in do minore preceduta da Preludiando di Marisa Rezene. Più chiaro di così.

Il 2 agosto Meneses guida la sua macchina del tempo avviando il motore con Cantoria op. 100 di Marios Nobre. Come nel programma della serata precedente, la successione delle suites per violoncello (pari) si alterna con brani appartenenti al repertorio colto composti da musicisti brasiliani.

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Tra le proposte contemporanee si distingue il lavoro di Edino Krieger Pequena Seresta para Bach impiegato da Meneses come brano introduttivo della Suite n. 4 in mi bemolle maggiore. La scelta appare quanto mai coerente non solo per la menzione del nome del compositore quanto per l’adozione della tecnica di scrittura contrappuntistica che Krieger, su indicazione di Meneses, decide di impiegare al fine di esaltarne il colore che tale tipologia compositiva conferisce ai brani. Il principio di scrittura contrappuntistica è alla base di tutte le opere strumentali di Bach, ma Pequena Seresta sintetizza, in un certo senso, il carattere simmetrico che ha caratterizzato la struttura del lavoro di Meneses, affiancando compositori contemporanei di area colta al musicista tedesco. Questa scelta viene ad essere il fulcro attorno al quale Meneses dà vita a Suites Brasileiras miscelando i colori nostalgici della saudade con la ricchezza musicale tipica dello stile barocco di cui Bach è esponente.