Respighi e la tabacchiera del Conte. Segni di un’amicizia

Giovedì 19 Maggio 2016 ore 21
Siena, Palazzo Chigi Saracini, Salone dei concerti

con
Cesare Mancini – musicologo
Donato De Carlo – musicologo

Esecuzioni musicali a cura di
Franci OperaLab
voci soliste della classe di canto
Laura Polverelli docente
Coro dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Rinaldo Franci” di Siena
Antonio Morelli direttore
Ensemble di musica da camera per fiati
del Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze

Guido Corti direttore

«La sera del 21 febbraio 1925 nel Salone Chigi Saracini, Respighi ed io tenemmo un concerto: in programma alcune cantate del ‘600 armonizzate dal Maestro, due gruppi di liriche sue e delle canzoni popolari italiane e spagnole. Descrivere le nostre sensazioni di quella sera non mi è facile; tutto era così diverso dalle solite sale da concerto! L’entrata imponente, la cortesia dei valletti di casa Chigi, la ricca sala d’attesa, il pubblico composto ed attento! Respighi era incantato dall’atmosfera del palazzo stupendo, che appagava così compiutamente il suo amore per le cose belle.»(1)

Così ebbe inizio una delle più profonde e durature amicizie musicali del conte Guido Chigi Saracini: quella con Ottorino Respighi (1879-1936). Dalle parole della moglie del maestro bolognese, in questo primo concerto sembra programmaticamente manifestarsi quella sorta di bipolarismo attorno al quale ruoterà l’intera attività di un organizzatore musicale d’eccezione: il conte. Da una parte – e, anche volendo, pare impossibile evitare il tema che ha percorso l’intera serie di Appuntamenti a Palazzo –, l’amore verso il passato: nell’occasione, le «cantate del ‘600 armonizzate dal Maestro» altro non erano che composizioni di Alessandro Marcello, Giulio Caccini e Bernardo Pasquini. Dall’altra, l’attenzione, talvolta contraddetta e contraddittoria, verso la musica del presente, che nel loro primo incontro Respighi aveva alimentato eseguendo musiche proprie, ma anche di un altro grande musicista dell’epoca, che peraltro sarebbe stato a sua volta invitato più volte a Siena dal Chigi: lo spagnolo Manuel de Falla.

Elsa Respighi (1894-1996), figlia del noto militare e scrittore Arturo Olivieri Sangiacomo, era una celebrata cantante, che con la sua “piccola voce” (così si autodefiniva scherzosamente) di mezzosoprano si specializzò nelle composizioni di suo marito. Prima di sposarsi con Respighi era anche una notevole compositrice e pianista, ma dopo il matrimonio preferì concentrarsi sull’arte canora, spinta da un “amore così grande” che la portò non solo ad essere interprete privilegiata, ma anche vera e propria musa ispiratrice di Ottorino. I due crearono un sodalizio artistico tra i più interessanti della Penisola, tanto che nel 1920 il musicologo Alberto Gasco ebbe a scrivere, su Musica d’oggi:

«Elsa Olivieri Sangiacomo è da qualche mese sposa di Ottorino Respighi, di uno, cioè, dei compositori che maggiormente onorano il nostro Paese. Ma la vita e l’arte sono due cose distinte. Le vite dei due giovani sono legate da un nodo ferreo e pur dolcissimo: le loro musiche non hanno nessun punto di contatto e ciò deve essere notato con gioia. La personalità di Elsa Olivieri Sangiacomo non solo è salva, ma tende ad assumere un carattere sempre più deciso

Con il suo ormai proverbiale acume, il conte Chigi non si lasciò sfuggire questa importante coppia di artisti. Non è da stupirsi, quindi, se accettava di buon grado la presenza di Elsa nei programmi dei concerti in cui desiderava far esibire Respighi. Non è da stupirsi neanche se molti dei resoconti delle visite a Siena si devono alla sua penna. È da lei che apprendiamo lo svolgimento di un altro incontro di grande importanza, ancora all’insegna della musica del passato, al quale il marito aveva voluto assistere: il concerto tenuto il 29 gennaio 1928 per la “Micat in Vertice” da Wanda Landowska, all’epoca la maggiore paladina dell’arte barocca:

«Nel gennaio del 1928, avendo saputo che la clavicembalista Wanda Landowska dava un concerto a Siena da Chigi, Ottorino desiderò assistervi poiché pensava che in quella sala il clavicembalo della Landowska doveva suonare come in nessun altro luogo al mondo.
Fu infatti un concerto meraviglioso e posso dire di aver visto poche volte Respighi così preso dall’arte di un interprete. Alla fine del concerto egli pregò la grande artista di suonare ancora, chiedendole un’infinità di musiche di autori diversi e la clavicembalista, in assoluto stato di grazia, suonò per più di un’ora. Nella sala vuota e semibuia, Guido Chigi, Luciani ed io, ascoltavamo estasiati. Ricordando quella serata la Landowska ebbe a dirmi molti anni dopo a New York che poche volte le era capitato di godere tanto dell’arte sua: “Un dono del destino”, ella aggiunse.
»(2)

Fu proprio in occasione di quel concerto che a Respighi venne in mente di scrivere una Piccola cantata da destinarsi alla Micat in Vertice. Il progetto non poté però essere fissato subito su carta, perché la vita concertistica aveva le sue severe esigenze, e per un certo tempo il musicista poté solo parlarne di tanto in tanto con la moglie, tra un viaggio in Brasile e una passeggiata a Capri.
Finalmente, una volta tornato a Roma, nell’autunno di quello stesso 1928 Respighi poté tornare sui suoi propositi e individuò un testo che a suo parere rappresentava quella “sintesi formale e spirituale” che voleva realizzare per il Salone del conte: la Lauda per la Natività del Signore attribuita a Jacopone da Todi. Terminato il 20 giugno 1930, il lavoro, ovviamente dedicato a Guido Chigi Saracini, fu eseguito in prima assoluta il 22 novembre 1930 nel Salone dei concerti che lo aveva ispirato. Era il concerto d’inaugurazione della Micat in Vertice 1930-1931.
Il testo è un dialogo fra un Angelo (soprano), Maria (mezzosoprano), un pastore (tenore), un coro di angeli e un coro di pastori, sostenuto da “strumenti pastorali” (parole di Elsa Respighi) e da una presenza discreta, quasi a mo’ di basso, di un pianoforte a quattro mani. Manco a dirlo, Elsa figurava nel ruolo di Maria.

Un altro aspetto di fondamentale importanza dell’azione di Guido Chigi Saracini trova nell’amicizia con Respighi un’ideale esemplificazione: il mecenatismo. Ancora prima di inaugurare il Salone dei concerti (22 novembre 1923) e di dare avvio alle sue ‘creature musicali’, il conte si comportava come un principe rinascimentale, che alla sua corte accoglieva, proteggeva e ricompensava i musicisti. Con la differenza che adesso eravamo reduci dalla Prima guerra mondiale, che aveva stravolto il vecchio ordine e definitivamente chiuso i conti con certe consuetudini dell’aristocrazia. Tuttavia, il nobiluomo senese non intendeva tagliare i ponti con il magnifico mondo dei suoi antenati, e ostinatamente volle ricreare, aggiornandole ai nuovi tempi, le condizioni migliori affinché l’arte venisse disinteressatamente promossa e sostenuta nella sfera privata incarnata in un unico, solitario e coraggioso signore.
In questa rinnovata corte, che non aveva uguali in Italia, Ottorino ed Elsa erano tra le più frequenti presenze. E fu proprio durante uno dei soggiorni in casa Chigi, in una piovosa giornata d’estate del 1926, che capitò un curioso episodio, grazie al quale nacque la Suite della tabacchiera:

«Questa Suite, che Respighi ha sempre definito uno scherzo, nacque in modo singolare. Nell’agosto del 1926, Ottorino ed io eravamo a Siena per il Palio ospiti del conte Guido Chigi, quando uno scroscio d’acqua fece sospendere la caratteristica festa e dovemmo tornarcene a casa. Su di un tavolino, da Chigi, Respighi trovò una vecchia tabacchiera di porcellana con impressi dei temi musicali di un antenato del Conte Guido e si mise a trascriverli e nello stesso pomeriggio ne trasse una piccola suite.»(3)

Anche la Suite della tabacchiera, pure dedicata al conte Guido, fu eseguita in prima assoluta nel concerto del 22 novembre 1930 che vide la luce della Lauda per la Natività del Signore. Da qui il motivo per cui l’organico delle due composizioni è lo stesso.

Le due mirabili pagine, che costituiscono due momenti di particolare originalità non solo del catalogo di Respighi, ma dell’intera storia della musica italiana della prima metà del Novecento, vengono riproposte in questo Appuntamento, grazie al progetto FranciLab, nato dalla collaborazione tra Accademia Chigiana e Istituto Superiore di Studi Musicali Rinaldo Franci di Siena, per l’occasione coordinato da Laura Polverelli per le voci soliste e da Antonio Morelli per il coro, al quale si unisce il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, con l’ensemble di musica da camera per fiati diretto da Guido Corti.

Cesare Mancini

Programma delle musiche
Ottorino Respighi (1879-1936)
Suite della tabacchiera
Lauda per la Natività del Signore

Note
(1) Elsa respighi Olivieri Sangiacomo, Ottorino Respighi. Dati biografici ordinati da Elsa Respighi, Milano, Ricordi 1954, p. 181
(2) Id., pp. 203-204
(3) Id., pp. 236-237

Didascalie immagini
-Ottorino ed Elsa Respighi nel 1932;
-il Conte Guido Chigi Saracini nel Salone dei concerti con Wanda Landowska, Ottorino Respighi e la moglie Elsa (1928), Biblioteca Accademia Chigiana;
-Ottorino Respighi e gli esecutori del concerto dalui diretto nel Salone dei concerti il 22.11.1930, Biblioteca Accademia Chigiana