Riccardo Brengola: i suoi cento anni sulle corde del violino

To celebrate the 100th anniversary of Riccardo Brengola’s birth, Chigianafest organized a nice evening with some of his best friends. 52 years after the last concert played by the Quintetto Chigiano, Alain Meunier, Felice Cusano, Federico Guglielmo, Laura Riccardi and Anne Le Bozec performed Brahms’ Quintet op.34 in Palazzo Chigi’s concert hall. The concert has been preceded by a conference in which Alain Meaunier, Guido Salvetti and Nicola Sani talked about Brengola’s contribution to music history.


“Un regalo”: così Alain Meunier ha considerato l’opportunità di realizzare un concerto omaggio a  offertagli dal #ChigianaFest. Intervistato durante il primo dei Chigiana Lounge di questa stagione, il talentuoso violoncellista ha mostrato non poca emozione al pensiero di rivivere, anche se solo per una notte, l’esperienza del Quintetto Chigiano. Chiamata scherzosamente da Nicola Sani “Quintetto Chigiano 2.0”, la formazione del concerto di ieri sera rappresenta, infatti, in qualche maniera, lo spettro di ciò che fu il celebre ensemble fondato a Siena nel 1939. Uno spettro però capace di vivere e far riaffiorare in noi ascoltatori passioni e sentimenti che mai invecchiano.

La storia di come Brengola e i suoi compagni Mario Benvenuti, Giovanni Leone, Lino Filippini e Sergio Lorenzi crearono il Quintetto riempie ormai le pagine delle enciclopedie: tutti promettenti allievi dell’Accademia Chiagiana, furono in grado di realizzare quello che era già da lungo tempo un desiderio del Conte Guido Chigi Saracini ovvero poter promuovere nella sua accademia un eccellente quintetto per archi e pianoforte. Il successo del gruppo fu grande e internazionale e si estese anche alla seconda formazione chigiana guidata da Brengola, il Sestetto Chigiano.

La memoria di Meunier torna al 7 marzo 1966, data dell’ultimo concerto del Quintetto Chigiano, quando poco più che ventenne si trovò a sostituire il violoncellista Lino Filippini nell’esecuzione del quintetto op. 34 di Brahms. Grazie a questo ricordo l’opera del compositore tedesco, in programma anche nel concerto di ieri sera, diventa un “porta del tempo” che unisce la storica esecuzione con cui l’ensemble chiudeva la sua carriera all’esecuzione contemporanea nel salone da concerti di Palazzo Chigi. Passato e presente, storia e contemporaneità si intrecciano anche grazie ai musicisti protagonisti della serata.  Gli “storici” membri del Sestetto Chigiano Alain Meunier e Felice Cusano incontrano, infatti, due giovani eredi di quel patrimonio musicale minuziosamente costruito da Brengola&co.: “figli d’arte” rispettivamente di Giovanni Guglielmo e Tito Riccardi, anch’essi membri del Sestetto, Federico Guglielmo e Laura Riccardi sono ottimi musicisti perfezionatisi nelle classi della Chigiana.

Il passaggio di testimone che, in via eccezionale, si è realizzato ieri sera ha rappresentato dunque un bel modo di ricordare il grande Maestro Brengola attraverso la forma di comunicazione a lui più cara, la musica, ma anche un’occasione per riflettere sul contributo suo e di tutta l’Accademia Chiagiana nel progresso della prassi esecutiva, della didattica e della produzione musicale. A guidare la riflessione su questi temi durante il Chigiana Lounge, assieme a Meunier e Sani ha contribuito anche il musicologo Guido Salvetti. Ricordando gli anni ’60, in cui partecipò ai corsi di pianoforte, musica d’insieme e musicologia, Salvetti ha sottolineato gli aspetti avanguardistici che l’Accademia già possedeva dalla sua fondazione ma che dopo la metà del Novecento sempre più andavano affermandosi: dal repertorio affrontato durante le lezioni, che abbracciava diverse epoche storiche e non dimenticava il contemporaneo, all’aspetto internazionale che la presenza di numerosi studenti e docenti stranieri conferiva alla scuola, fino ad arrivare alla didattica innovativa di cui Brengola e gli altri Maestri si avvalevano durante i loro corsi, una didattica volta a perfezionare le capacità degli alunni attraverso il confronto e la collaborazione.

L’incontro tenutosi a Santa Maria della Scala  è stato contrassegnato dall’affetto e dalla gratitudine – presente in sala anche la famiglia del Maestro – di chi ha avuto modo di conoscere Brengola personalmente e,  tra aneddoti e brevi documenti audiovisivi che ne ricordano le strepitose doti musicali, ha contribuito a creare quel climax giunto al culmine durante il concerto serale a Palazzo Chigi.

Ad introdurre il quintetto brahmsiano, Alain Meunier e la pianista Anne Le Bozec hanno eseguito la sonata in la minore per violoncello e pianoforte di Alexander Zemlinsky, un brano in cui temi lirici eleganti e cantabili convivono, a volte scontrandosi, con formule ritmiche e sonorità più aspre e marcate. La stessa precisione ed espressività raggiunta dal duo resta intatta nel quintetto in cui i suoni ben bilanciati di archi e pianoforte rendono giustizia alla ricchezza tematica dell’opera 34 di Brahms. L’omaggio a Brengola si conclude con un bis a grande richiesta e con un ulteriore pensiero rivolto ad un musicista che, sulle corde del suo violino, ha scritto davvero una splendida storia.

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