Romanze nel Salotto. Le canzoni del Conte

Giovedì 28 Gennaio 2016 ore 18.15
Palazzo Chigi Saracini – Salotto del Camino
Stefano Jacoviello
Paolo Fabbri – semiologo, Valentina Saccone – soprano e Chiara Saccone – pianoforte

La romanza da salotto affonda le sue radici più remote in uno degli intrattenimenti domestici più cari alla nobiltà francese di primo Settecento: un gioco aristocratico in cui dame, cicisbei, artisti e brillanti intellettuali ospitati nelle residenze di campagna, si divertivano a comporre versi poetici e musiche che rappresentassero in modo arguto situazioni, paesaggi, caratteri e ritratti intimi dei personaggi appartenenti al loro circolo esclusivo. Riferimenti enigmatici, congegnati per chi fosse in grado di comprenderli, solleticavano la curiosità dei salottieri e spingevano a indovinare chi fosse mai il destinatario di giudizi salaci o allusioni piccanti che nel rispetto dell’etichetta di corte sarebbero state impronunciabili.

Alla fine dell’Ottocento, in Italia come nel resto di Europa, con l’avvento della società industriale la situazione si è completamente trasformata. Gli aristocratici hanno qualcos’altro in cui impegnarsi, e hanno acquisito usi, consumi e mentalità di una nuova classe borghese che sta già smettendo di scimmiottarli.
Le mutate condizioni economiche hanno aperto le porte di ogni casa benestante all’ingresso di un pianoforte, intorno al quale si raccolgono giovani con una buona educazione musicale, un po’ di sogni romantici ed ambizioni personali. Così, nei salotti si possono incontrare dilettanti talentuosi, o danarosi, che suonano con dei professionisti, talvolta in compagnia dei compositori stessi. Di fronte ai divani si allestisce un piccolo palcoscenico ad uso privato.
Per soddisfare la domanda di queste esperienze artistiche casalinghe nasce un’editoria musicale effervescente che arruola non solo i compositori di successo a teatro, ma anche una schiera di autori specializzati nella creazione di pezzi brevi, di indole sentimentale e con una certa semplicità melodica, tali da poter essere eseguiti anche da chi non avesse le competenze necessarie ad affrontare un’aria d’opera.

In questo contesto, che aveva visto partecipare autori come Mercadante, Bellini e Donizetti e che ora è popolato dai nomi di Tosti, Tirindelli, Mascagni e Leoncavallo, muove i suoi primi passi il giovane Guido Chigi. Nel 1903 il Conte è ancora “uno studentello di musica” a Firenze. Il suo atteggiamento modesto, richiestogli dalla condizione e dall’educazione, non gli impedisce tuttavia di presentare una delle sue prime composizioni ad una soprano famosa come Gemma Bellincioni. La cantante porterà la Serenata di Guido Chigi nei salotti russi, riscuotendo un successo che incoraggerà il Conte a proseguire. Le sue prime creazioni vengono stampate a Firenze, da G. Mignani o G. Venturini, ma ben presto Guido entrerà nell’ampia squadra di songwriter promossi da Tito II Ricordi. Le canzoni del Conte cominciano quindi ad avere diffusione nazionale e internazionale: si stampano a Milano e a Parigi, in edizioni destinate esclusivamente al mercato francese. Le musiche di Guido vengono “coperte” dai disegni dei più grandi illustratori dell’epoca – Dudovich, Metlicovitz, Malerba – che con i loro tratti daranno una identità a marchi come Campari, La Rinascente, Mele, Fernet Branca, simboli dei piaceri del nuovo secolo. Gli sguardi sotto l’ampio cappello di donne eleganti che hanno abbandonato le crinoline, i profumi esotici immaginati sulla pelle di brune maliarde, i profili di chanteuse dal sorriso volubile, insieme a notturni neogotici e arabeschi liberty, sembrano evadere dalle copertine degli spartiti per rendere tangibile l’immaginario sensuale di stornelli, serenate, rispetti toscani, romanze, chansonnette, mélodie, preghiere, musicate da Guido Chigi sui versi composti da amici come Gino Donegani, o da celebri poeti come Trilussa o D’Annunzio.

In un salotto di Palazzo Chigi Saracini, in via del tutto eccezionale, grazie al pianoforte e la voce di Chiara e Valentina Saccone, potremo ascoltare alcune fra le canzoni del Conte, e insieme a Paolo Fabbri, davanti a un tè, proveremo a riassaggiare il gusto dell’epoca per quelle melodie semplici e sentimentali, a cui i futuristi avevano dichiarato guerra: «combattere le romanze del genere Tosti e Costa, le stomachevoli canzonette napoletane e la musica sacra, che non avendo più alcuna ragione di essere, dato il fallimento della fede, è diventata monopolio esclusivo d’impotenti direttori di conservatorio e di qualche prete incompleto» (F. Balilla Pratella, Manifesto dei musicisti futuristi, 11 gennaio 1911).

I posti sono limitati, la prenotazione è caldamente consigliata al numero 057722091.

Didascalie immagini
Illustrazione di Leopoldo Metlicovitz, Biblioteca Palazzo Chigi Saracini;
Illustrazione di Emilio Malerba, Biblioteca Palazzo Chigi Saracini;
Illustrazione di Marcello Dudovich, Biblioteca Palazzo Chigi Saracini;
Versi di G. D’Annunzio, Biblioteca Palazzo Chigi Saracini.

Stefano Jacoviello