Il colore del silenzio secondo Sciarrino

di Antonella Varvara

Fragments of music finally tell us the faraway world imaginated by Sciarrino. We rebuild it and we are suddenly in the heart of it. 


Grandi strappate, aspre e dissonanti, forse un richiamo o magari un lamento. Così il Maestro Salvatore Sciarrino apre il suo brano Trovare un equilibrio è necessario?, composto per flauto in sol e quartetto d’archi e presentato in prima assoluta nella sua versione integrale ieri sera a Siena per #SpaceinSound.

Il suono degli archi del Quartetto Prometeo si deforma, perde i suoi tratti eleganti e cristallini per diventare altro. Paradossalmente proprio quando la tecnica strumentale lascia il sentiero della tradizione l’ascoltatore ritrova qualcosa di ancor più familiare della musica: il rumore. Non vediamo più i crini dell’arco che toccano le corde, né il viso concentrato dei musicisti; siamo calati nel nostro “altrove quotidiano”, forse in stazione prima dell’arrivo di un treno o sul ciglio della strada mentre il traffico cittadino sfreccia sull’asfalto.

Il flauto di Matteo Cesari, con un soffio senza voce, mette fine a questo preambolo e ci rincuora promettendoci una storia, un’avventura, che ci porti fuori dalla solita routine. Frammenti di musica finalmente ci raccontano il mondo lontano immaginato da Sciarrino; lo ricostruiamo e ne siamo subito al centro. In questo viaggio qualcosa ci inquieta ma non sono i suoni prodotti dai musicisti, non è il rumore,  talvolta graffiante, bensì la sua assenza.

È il silenzio che ci spiazza. «Il primo movimento», racconta il violoncellista Francesco Dillon, «è tutto basato sul controllo della tensione», uno stato di suspense realizzato tramite dinamiche eseguite a regola d’arte dai cinque musicisti.  Effetto collaterale, ma non per questo indesiderato, del silenzio è la consapevolezza del non essere soli: per un attimo l’avevamo dimenticato ma questa realtà immaginata vive proprio nel nostro mondo, quello fatto di tutte le quotidiane routine che in un soffio avevamo allontanato. A volte cacofonicamente, a volte quasi in accordo con la partitura di Sciarrino, l’ambiente esterno alla Chiesa di S. Agostino, location del concerto, ha distratto di frequente le nostre orecchie approfittando delle sonorità tenui del pezzo.  «Nella musica di Sciarrino proprio per questa grande presenza di silenzio tutto quello che c’è intorno al brano entra nel brano stesso e diventa un modo di colorarlo» spiega Dillon a conclusione di una performance “impreziosita” dalla voce lontana di un televisore, da un’automobile di passaggio e persino da qualche schiamazzo.

Anche l’ambiente interno della Chiesa è stato in qualche modo partecipe di questa serata musicale. La costruzione, rinnovata completamente a metà Settecento dal celebre Luigi Vanvitelli, è stata cornice perfetta per il primo brano eseguito dal Quartetto Prometeo, Alle fonti della stravaganza, una rielaborazione di alcune sonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti. Sotto lo sguardo ancor più gaudente dei putti che adornano l’altare, la vivacità della musica dell’autore barocco è stata esaltata dalla trascrizione, mai banale, di Sciarrino. Ad ogni brano corrisponde un viaggio diverso, una dimensione parallela che nel caso di queste sonate travalica i secoli.

«Dopo aver compiuto i primi adattamenti, mi trovai sorpreso di fronte a curiosi oggetti sonori, quasi una musica popolare del futuro, non tanto rispetto all’epoca dell’autore, quanto alla nostra» scrive Sciarrino a proposito della musica di Scarlatti. Questi elementi “futuristici”, così tanto ammirati, si sono rivelati anche questa volta una frizzante note di colore nella graziosa esecuzione dei “prometei”.

Conclusione impeccabile di questo viaggio nel tempo, il quartetto op.131 di Beethoven ha incantato il pubblico, numeroso e attento, sottolineando ancora il nostro stretto legame con l’arte del passato, soprattutto con quella così geniale e inattesa da essere sempre presente.

Agli artisti «universali e senza tempo» Francesco Dillon riconosce la capacità di portare il musicista in una «zona dello spirito che ci protegge anche dai dolori» come quello legato alla triste strage di Nizza, tragico evento su cui il Quartetto Prometeo ha invitato a riflettere durante l’ascolto del bis, un toccante Adagio tratto dal quartetto Arcadiana di Thomas Adès.    

Foto di Roberto Testi (11)

[Fotografie di Roberto Testi]