SIND!

Giovedì 15 Febbraio 2018 ore 21
Palazzo Chigi Saracini

FARAUALLA
Gabriella Schiavone, Teresa Vallarella, Maristella Schiavone, Loredana Savino | voci e percussioni

La voce che canta, la voce che incanta. La voce che cura, che maledice o consola. La voce che insegna, la voce che insulta. La voce che conta, la voce che racconta. La voce che reclama, la voce che confessa. La voce che ricorda. Tutte queste voci si intrecciano e tessono il suono delle Faraualla.

Come la profondissima voragine carsica della Murgia da cui prendono il nome, le Faraualla inghiottono melodie, ritmi, lingue, versi, proverbi e formule magiche per poi restituirle sotto forma di canzoni che non hanno mai nulla della riproposta folk. Assomigliano piuttosto a una raccolta di portolani per raggiungere gli approdi di un tragitto fantastico nello spazio e nel tempo: avanti e indietro per il Mediterraneo a cantar d’amore, dalla Corsica al Mar Nero, dalla Dalmazia giù per i Balcani, passando per Albania e Bulgaria, fino ad arrivare alla Magna Grecia delle baccanti. E poi, nel Medioevo, dalla Spagna di Alfonso X el Sabio alla Firenze di Francesco Landini, per sposare l’antichità aristocratica delle chansons di Guillame de Machaut con le parole arcaiche delle guaritrici del nostro meridione bracciantile, ormai dimenticato.

Le Faraualla possiedono seriamente le forme musicali di diverse culture ma preferiscono giocarci, traducendole negli accenti del dialetto barese, che diventano immediatamente la base di un divertente gramelot, capace di ritmare metri inventati come le terre di cui narrano. Così, condendo le armonie di richiami, strepiti, clamori e versi gutturali, allestiscono un immaginario sonoro che evoca il Brasile e l’Angola, i tropici dai Caraibi all’Indonesia, o gli affollati pellegrinaggi ai santuari vesuviani.

Sui loro ricami vocali, fedelmente accompagnati dalle percussioni di Pippo “Ark” D’Ambrosio e Cesare Pastanella, sono state costruite coreografie. A teatro, con la grana della voce le Faraualla hanno incarnato il ruolo tragico del coro, per rammentare il dramma della donna dietro le maschere di eroine antiche e moderne.
Alle donne si sono rivolte con i loro laboratori, per recuperare la tradizione musicale delle comunità locali e riportarla al centro di una memoria condivisa.

Intorno al solido nucleo costituito da Gabriella Schiavone con la sorella Maristella e Teresa Vallarella, nel gruppo che oggi include Loredana Savino, in ventitrè anni di attività si sono avvicendate le voci di Cristina Palmiotta, Loredana Perrini, Paola Arnesano, Rosa Sorice, Shannon Anderson, Serena Fortebraccio. Nel 2002 la Naive ha ripubblicato in Francia il loro disco di esordio, che si è aggiundicato il premio “Choc de la Musique”. In Italia e all’estero, la loro creatività ha incontrato quella di Maria Pia De Vito, Caparezza, Pino Minafra, Daniele Sepe, Peppe Barra, Raiz, Lino Cannavacciuolo, Andrea Parodi, Nils Petter Molvaer, Bill Laswell, Eraldo Bernocchi, Lucilla Galeazzi. Attualmente sono in scena con Sonia Bergamasco in “L’uomo seme”, prodotto dal Teatro Franco Parenti.

Sind! è un comando che costringe l’interlocutore ad ascoltare con attenzione. Seguiremo le Faraualla nella spelonca, tuffandoci nelle profondità fino a raggiungere le radici della voce, per poi riemergere a bocca aperta davanti a ciò che lo strumento musicale più intimo può fare: connettere due cuori, passando per le orecchie.

L’appuntamento musicale sarà preceduto alle 20.30 da una degustazione di vini a cura del Consorzio Vino Chianti Classico.

ASCOLTO LIBERO
Sind
Sciatavinne
Rumelaj, da Faraualla 1999
La notte bianca, da Sospiro 2008
Sagrademari, testo di Stefano Benni, 2013
Ben com’a os que van per mar, con Ensemble Calixtinus, da Miragre 2012

INGRESSO GRATUITO