Il tamburo, la voce del palio

Il tamburo, la voce del palio. Tre passi per flauto, quartetto d’archi e tamburi all’esterno

di Andrea Pistorio

Percussions represented a link among different musical experiences during the IX Century. Once again they confirm this role linking the very old tradition practiced by the drummers of the “Palio di Siena” to the contemporary music within the festival  of the Chigiana Musical Academy #SpaceinSound


Nel ‘900 le percussioni hanno rappresentato un ponte tra esperienze musicali diversissime. Ancora una volta si confermano tali collegando l’antica tradizione dei tamburini senesi e la musica contemporanea nell’ambito di #SpaceinSound, la rassegna dell’Accademia Musicale Chigiana.

L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e che non avrà.

Rileggendo questa frase delle Città Invisibili di Italo Calvino ho realizzato quanto sarebbe stato difficile per me, forestiero qui a Siena, scrivere qualcosa sulla relazione che esiste tra i senesi e il loro Palio. Come caricarsi di mezzo millennio di storia e pretendere di raccontare un fenomeno che solo chi vi è nato può cogliere nella sua complessità?

Siete mai stati a Siena? Questa piccola città sorge su tre colli e le sue strade di pietra serena ne ricalcano l’andamento sinuoso. Le continue salite e discese mettono alla prova anche il più instancabile viaggiatore. Le poche macchine che s’incontrano si muovono goffe tra queste vie strette. Questa è una città circondata dalle sue mura medievali ma al tempo stesso aperta ai turisti e ai molti studenti stranieri che si riversano nei vicoli e nelle piazze a ogni ora del giorno.

Le 17 Contrade in cui è diviso il territorio cittadino si scontrano, si alleano, si burlano l’una dell’altra e attraverso i loro colori e loro feste animano la vita cittadina che culmina nel Palio.

Questa premessa è necessaria per capire cosa abbia voluto dire per il giovane compositore Andrea Sommani, rielaborare elementi di questa sacra tradizione per creare un brano dedicato al Palio. La musica sarebbe stata presentata nella serata del 21 luglio scorso, in cui le composizioni degli allievi del corso tenuto da Salvatore Sciarrino sarebbero state eseguite dal Quartetto Prometeo insieme al flautista Matteo Cesari.

Il lavoro è stato commissionato dal “Circolo culturale I Battilana” della Contrada della Torre, con in mente tre obiettivi precisi: arricchire il museo della Contrada, fare entrare il suo popolo in contatto con nuovi modi di esprimersi e dare una testimonianza dello spirito della Torre più che del Palio stesso.

Così mi ha raccontato Luca Bonomi, presidente dei Battilana, e principale promotore dell’iniziativa che ha subito incontrato il favore di Nicola Sani, direttore artistico, e Angelo Armiento, direttore amministrativo della Chigiana. Un recupero del mecenatismo di Contrada tanto più importante se si considera il periodo storico che sta attraversando Siena a seguito del crollo della storica banca Monte dei Paschi.

Si tratta di una storia già vista. La crisi economica riduce le opportunità di lavoro e costringe molti giovani a emigrare, privando di fatto la città delle sue energie migliori che vanno a costruire imprese economiche, e soprattutto culturali, lontano da casa. Il rischio che si corre in questi casi è che le contrade finiscano per isolarsi e che le divisioni già esistenti si acuiscano trasformando le rivalità in vere e proprie ostilità ma, mi spiega lo storico capotamburo Ferrer Mirolli, chi viene dalle altre contrade non è un nemico: è un avversario, e come tale va rispettato.

E proprio qui sta il valore aggiunto del lavoro fatto da Andrea Sommani. Il compositore badengo non ha compiuto un’operazione di mera facciata estrapolando dal loro contesto elementi della tradizione senese per ingabbiarli in una struttura accademica, bensì è partito dalla figura centrale del tamburino, la voce della Contrada, per mostrarci la sua attualità.

L’uso di questo strumento viene tramandato per via orale di generazione in generazione attraverso semplici “litanie” e ogni Contrada ha i suoi ritmi caratteristici che ne scandiscono la giornata. Vi basterà camminare per Siena per pochi minuti e li sentirete risuonare in lontananza. Se così fosse, seguiteli e vedrete tamburini e alfieri esercitarsi assieme per prepararsi alle uscite in piazza o al giro per le strade. Mi raccomando, non fatevi ingannare dall’apparente semplicità di questi pattern. Il tamburo richiede uno scrupoloso allenamento giornaliero, è un affare serio.

“Tamburini si nasce e tamburini si muore” mi dice il torraiolo Carlo Carone. Questa frase lapidaria fa perfettamente capire la portata della scommessa di Andrea Sommani che per capire al meglio lo spirito della città è andato a vivere all’interno della Contrada, accolto dai contradaioli come uno di loro.

Partendo dai due ritmi, il “Passo a Vittoria” e il “Passo Semplice”, Andrea ha iniziato a costruire il suo brano. Ma da subito si è dovuto scontrare con un ostacolo non da poco: i nobili tamburi napoleonici, le grosse mazze di legno, la montura da indossare per sorreggerne il peso. Il tamburo non è, per i senesi almeno, uno strumento assimilabile alle percussioni classiche. Ѐ un oggetto che viene da lontano e che non ha legami con la batteria moderna. I tamburini non sono musicisti e nessuno di loro sa leggere la musica. Come far sì comunicare queste particolari figure con il mondo della musica accademica?

Qui entra in gioco Duccio Venturini, batterista torraiolo formatosi a New York ed ex-capotamburo della Torre. La sua formazione musicale ha fatto da ponte tra Andrea Sommani e i due storici tamburini Ferrer Mirolli e Carlo Carone. Tre generazioni a confronto dunque, e Duccio, allievo di Ferrer come Carlo a suo tempo, è diventato maestro per alcuni giorni tornando a esercitarsi come quando dovevano prepararsi per entrare in Piazza.

I Tre passi per flauto, quartetto d’archi e tamburi all’esterno sono quindi basati sui ritmi appena citati. I primi due passi, eseguiti da Duccio, sono costruiti sul “Passo a Vittoria” che viene estremamente rarefatto e allungato fino a renderlo quasi irriconoscibile, mentre il terzo si basa sul “Passo Semplice” eseguito da Ferrer e Carlo. Tutti e tre i suonatori si trovano all’esterno delle mura del Salone dei Concerti e vengono diretti da Sommani attraverso dei segnali luminosi proiettati con una torcia dalla finestra. Nessuno di loro sente cosa il Quartetto Prometeo sta suonando all’interno della sala, eppure tutto s’incastra alla perfezione. L’eco dei tamburi porta la solennità della tradizione all’interno del Salone di Palazzo Chigi Saracini e ci apre la porta del cuore pulsante di Siena e del suo suono antico.

In che modo quest’opera ha modificato il soundscape senese e come l’hanno accolta i 35 contradaioli presenti in sala? Chiacchierando accanto all’elefante, animale simbolo della Torre, nessuno vi dirà mai che questa composizione abbia modificato la loro tradizione. “È una tantum”, sostengono i tre tamburini all’unisono. Poi continuano: “Non è stato inventato niente di nuovo. Qualcheduno l’ha sostenuto subito dopo il concerto ma nessuno di noi l’ha mai detto. Anzi ci siamo interrogati più volte sulla legittimità di quanto stavamo facendo.”

Ma di sicuro un primo contatto è stato stabilito e, in definitiva, se è vero che la musica si ascolta solo e soltanto nel presente potremmo essere portati a pensare che ogni tradizione storica si possa rinnovare in modo autonomo col semplice ricambio generazionale. Il rischio che si estingua però è sempre presente e la musica di Sommani ci ricorda che tradizione vuol dire conservare il fuoco, non adorare le ceneri di un passato con cui non possiamo più comunicare.

Se arrivate a Siena e salite verso il Duomo troverete alla vostra sinistra il Palazzo Chigi Saracini, la sede dell’Accademia Chigiana. All’inizio potrebbe apparirvi come un antico castello circondato da un fossato pieno di coccodrilli, un palazzo chiuso al popolo e destinato solo all’élite cittadina. Almeno è così che lo vidi per la prima volta nei suoi marmi severi e questo è quello che mi hanno raccontato quando vi sono entrato, ma guardando la città dall’interno di queste mura si ha piuttosto la sensazione di trovarsi in cima a un formicaio, brulicante di vita e coloratissimo.

Se un fossato c’era, Andrea Sommani e la Contrada della Torre hanno contribuito a far avvicinare le due sponde. Micat in Vertice: recita uno dei motti preferiti dal Conte Chigi. Che allora Siena e i suoi abitanti possano sempre splendere in cima al colle più alto.

[Foto di Roberto Testi]