Quando un concerto diventa un incontro

Il violino di Boris Belkin e il piano di Lilya Zilberstein.

di Ilaria Rossi
Two great Russian musicians such as Boris Belkin (violin) and Lilya Zilberstein (piano) formed a special duo for the #ChigianaFest. Then, the night of the 4th of August in Sant’Agostino Church, they enchanted the audience with a journey through the Viennese music of Mozart, Beethoven and Schubert.


Si è tenuto la sera del 4 Agosto scorso uno dei concerti più attesi la serie #ChigianaLegends per l’edizione 2017 del #ChigianaFest. Il pubblico ha potuto cogliere l’occasione unica di ascoltare due colossi della musica mondiale suonare insieme in un duo formatosi solo per il Festival. Almeno per adesso.

Il violinista e la pianista, entrambi di origine russa, hanno studiato a Mosca prima di ottenere fama e riconoscimento mondiali. Entrambi puntualmente rinnovano il loro impegno estivo con i corsi di alto perfezionamento chigiani da diversi anni (dal 1986 lui, dal 2011 lei).

La Chiesa di Sant’Agostino, affollatissima per l’occasione, piomba in un silenzio carico di attenzione e curiosità quando i due entrano in scena. A sorpresa danno inizio immediatamente alla Sonata n. 26 in Si bemolle maggiore K 378, scritta da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1779: una di quelle sonate per strumento a tastiera e violino uniche nel loro genere, dove non ci sono un solista e un accompagnatore ma gli strumenti sono trattati dando loro un ruolo alla pari.

20617162_1701641413210421_7548043733362069797_oLe due voci aprono la serata in un clima di pacatezza quasi timida. Molto morbidamente esprimono lo stile galante della Sonata del compositore nella leggerezza del fraseggio dell’Allegro Moderato iniziale, dove le voci sembrano perdersi di vista per poi ritrovarsi nei punti cardine dell’esposizione tematica. Rapidissimo e inarrestabile, il tema sembra quasi sfuggire all’ascolto tra le dita agili di Boris Belkin e il brillante accompagnamento di Lilya Zilberstein. Gli strumenti cambiano registro poi nell’Andantino sostenuto e cantabile, dove Belkin e Zilberstein trovano l’armonia dei gesti. Basta uno sguardo veloce della Zilberstein e un cenno della testa per dar via al movimento finale, il vivace Rondò Allegro.

Nel passaggio da Mozart al Beethoven della Sonata n. 8 in Sol maggiore op.30 n. 3 (1802) il clima si fa decisamente più acceso. Il dialogo tra i due protagonisti sul palco sembra iniziare a infittirsi, grazie alla innovativa scrittura del compositore di Bonn, ricca di sforzandi e di accenti spostati sul levare. La Sonata viene articolata velocissima dai nostri, nei movimenti di Allegro assai, Tempo di minuetto ma molto moderato e grazioso e il finale Allegro vivace.

Anche qui, come farà poi lungo tutto l’arco della serata, la Zilberstein dà prova di saper spaziare tra le infinite sfumature di intensità, dinamica e carattere musicale del suo pianoforte: se prima è una presenza pacata e rispettosa della voce solista del violino, un attimo dopo la troviamo tagliente nel perforare con un picchiettato da arco lo spazio sonoro della chiesa, o malinconicamente eterea nel portarci a spasso per il paesaggio austriaco. Un continuo gioco di contrasti che non delude mai.

Nella seconda parte della serata giungiamo con Schubert nella Vienna del 1827 con la Fantasia in Do maggiore opera postuma 159 D 934, basata sul Lied “Sei mir gegrüsst”, sempre schubertiano. È nel romanticismo di questo pezzo che la componente più propriamente virtuosistica ed espressiva degli strumenti sembra primeggiare: il dialogo inizialmente teso di queste due complesse personalità musicali trova qui l’apice della sintonia.

In maniera accorta, preparate le parti, la Zilberstein attende qualche secondo prima di attaccare il tremolo dell’Andante molto in 6/8, trasformando quel silenzio già in musica, in poesia. Il gioco di cromatismi dell’Allegretto e della lucida abilità tecnica di Belkin insieme alle riprese tematiche ogni volta più appassionate e alla malinconia degli altri movimenti (Andantino, Tempo I :Allegro vivace, Allegretto, Presto) rendono anche l’opera di Schubert un incredibile successo tra il variegato pubblico di giovani, turisti, senesi e studenti dell’Accademia che acclamano il duo a gran voce fin dal fondo della chiesa.

Due i bis concessi di conseguenza: la ripresa dell’Allegretto finale dalla Fantasia di Schubert appena ascoltata e il simpatico Humoresque di Rodion Shchedrin.